Faceva stuprare la figlia 11enne dal suo capo, per lei 51 anni di carcere per lui 30 anni

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Si sarebbe messa completamente a disposizione del suo capo arrivando a offrirgli la figlioletta di appena 11 anni per farla violentare e ridurla a schiava sessuale solo per avere in cambio della droga che in alcune occasioni condivideva anche con la piccola. Per la terribile storia di violenza e degrado la donna , la 34enne Aprile Corcoran è stata condannata a 51 anni di carcere per stupro, traffico sessuale e pedopornografia mentre il suo capo, il 45enne Shandell Willingham, a soli 30 anni. I fatti contestai risalgono al 2014 ma son venuti alla luce solo u paio di ani dopo quando la vittima è cresciuta e ha trovato i coraggio di denunciare tutto . All’epoca la donna, che lavorava saltuariamente nella pulizia di case e aziende, era dipendente dalla droga ma aveva pochi soldi e viveva in una tenda nel cortile di casa dei suoi genitori.

Proprio per avere la droga, la donna, secondo i documenti del tribunale, avrebbe iniziato a offrire la piccola al suo datore che era anche uno spacciatore. Gli incontri poi sono proseguiti per mesi durante i quali la vittima è stata sodomizzata, violentata e costretta a fare sesso orale da Willingham nella sua casa. La donna ha confessato di aver dato alla ragazza parte dell’eroina a volte come ricompensa anche se la vittima vomitava ogni volta. Alcuni degli atti sono stati anche registrati in video dall’uomo col consenso della donna. La 34enne aveva ammesso le sue colpe ed era stata già condannata,  ora è arrivato il verdetto anche per il 45enne che prevede una condanna  a trenta anni di prigione. Una pena più lieve frutto di patteggiamento. Il giudice ha detto che ha accettato il patteggiamento perché la ragazza soffre ancora per quanto le è accaduto ed era nel suo interesse non essere trascinata di nuovo in un’aula di tribunale. “Non ho mai visto un caso peggiore. Ringrazia il cielo per questo patteggiamento. Mi fa girare lo stomaco. Riesco a malapena a guardarti” ha commentato il giudice verso l’imputato dopo la sentenza

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