Non hanno più 13 anni, non hanno alcun diritto e dopo pochi mesi dal matrimonio vengono ripudiate finendo in molti casi per prostituirsi. Lo sconcertante prezzo di una moglie bambina

Nuor, ha 23 anni. Prima dello scoppio della guerra civile lavorava come infermiera in uno studio dentistico ad Aleppo. Quando le bombe e i combattimenti resero la vita impossibile, decise, come moltissimi altri aleppini, che era il momento di scappare. La sua storia, però, è diversa rispetto a quella degli altri milioni di rifugiati siriani. Nuor, infatti, è caduta nella trappola di uno tanti approfittatori che pullulano nelle guerre: nel suo caso, “un combina-matrimoni”. Con la promessa di sposare un uomo turco che l’avrebbe condotta in Canada, la ragazza e la sua famiglia pensarono di aver trovato la soluzione ai loro problemi. Le cose non andarono per il verso sperato. Nuor adesso vive in un appartamento fatiscente di Gaziantep, città turca a trenta chilometri dal confine siriano. Tutti i suoi sogni di matrimonio sono svaniti, così come il suo futuro consorte.

“Mi piaceva – ha raccontato Nuor al Times – e io piacevo a lui”. I genitori erano disperati per trovarle un marito che la portasse fuori dall’inferno di Aleppo. “Notavamo come la guardavano gli uomini per strada – ammettono – e così abbiamo deciso per il suo bene che andasse via. Eravamo contenti sposasse un giovane turco”. L’idillio d’amore durò poco e, ben presto, Nuor capì di essere stata ingannata. Non c’era nessun visto per il Canada, dove la ragazza avrebbe dovuto curarsi per una malattia all’occhio destro che la stava rendendo cieca. Il suo futuro marito, inoltre, voleva che le nozze fossero celebrate secondo la legge islamica; non un rito religioso vero e proprio, piuttosto un contratto che prevede un ruolo diverso per i due coniugi, in cui la donna, sotto molti aspetti, è sottomessa all’uomo. Tutte le promesse di una nuova vita si scontrarono con la dura realtà: reclusa in casa, Nuor dovette sopportare i maltrattamenti della suocera che le impediva persino di parlare con gli altri componenti della famiglia. Dopo qualche mese, il promesso sposo la ripudiò e la cacciò di casa. “Ancora adesso non so – ha confidato Nuor – se volesse realmente sposarmi o se invece avesse già deciso da tempo di ingannarmi. Ci penso ogni giorno, l’unica cosa che so è che non voglio sposarmi mai più”.

Il matrimonio come ancora di salvezza. In un Paese in guerra, sono tante le giovani siriane che cercano un marito per sentirsi più sicure. Se lo sposo è turco, ancora meglio. Garantirà un futuro alla ragazza. Una necessità sfruttata da loschi individui, come Mohammed Abu Jafar (nome di fantasia), un procacciatore di seconde mogli che, in un oscuro albergo al confine con la Siria, svolge la sua misera attività. Quando un signore già attempato arriva da lui ha già pronta la lista con le caratteristiche che la donna da sposare deve avere: occhi verdi, alta e dalla pelle bianca. L’età? Non oltre i 17 anni. Come se si trattasse di acquistare un oggetto o, peggio, una schiava, viene fissato anche il prezzo: poco più di 2000 euro. “Quest’uomo vuole solo divertirsi un po’ – ha affermato con cinismo Abu Jafar – e la famiglia della ragazza ha bisogno di soldi. E così che funziona”. Secondo quanto riportato dal Times, nonostante in Turchia la poligamia sia illegale, sarebbero molti gli uomini a volersi “comprare” le giovani siriane rifugiate per farle diventare le loro seconde mogli. I matrimoni sono spesso tenuti segreti, all’oscuro della famiglia del marito. Unioni, tra l’altro, non riconosciute dalla legge con la conseguenza che le donne non possono rivendicare nessun diritto. Molte scappano, altre vengono ripudiate dopo pochi mesi quando l’uomo si sarà stancato di loro.

Dopo oltre sei anni di guerra civile, sono più di 3 milioni i siriani scappati in Turchia. Le loro condizioni di vita sono spesso difficili ed è proprio la disperazione in cui versano tante famiglie a portarle da intermediari come Abu Jafar.  Denaro a cambio delle loro figlie: il prezzo minimo, poco più di 1300 euro. “Se sono molto belle, pagano anche di più”, ha ammesso Abu Jafar. In alcuni casi le seconde mogli sono bambine di soli 13 anni, costrette per necessità a sposare uomini molto più grandi di loro. “La maggior parte dice di essere ricca.  In realtà mentono per ingannare le ragazze”. L’illegalità di questo fenomeno rende difficile stabilire quante rifugiate siano diventate seconde mogli, ma le Ong impegnate nei campi profughi ammettono che è un mezzo diffuso soprattutto tra la comunità siriana più povera che ha trovato riparo in Turchia. Molte ragazze sono consapevoli che il loro matrimonio sarà di breve durata; altre invece, come nel caso di Nuor, credono veramente ad un’unione per tutta la vita. Quando sono ripudiate dai loro mariti alcune tornano dalla loro famiglia, la maggior parte, però, per il disonore finisce emarginata da tutti. E per sopravvivere, alle seconde mogli siriane, non rimarrà altra scelta che la prostituzione o l’accattonaggio.

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