Ferrero premia 6000 lavoratori: ecco l’extra che prenderanno a ottobre

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Il colosso dolciario ha stipulato un accordo coi sindacati per premiare la produttività dei lavoratori con 2.150 euro lordi ciascuno.

Fino a 2.150 euro lordi: è questo l’importo – legato agli obiettivi raggiunti – che riceveranno i 6.000 lavoratori degli stabilimenti italiani del gruppo Ferrero.

L’accordo è stato raggiunto da società e sindacati. Nell’incontro la Ferrero ha fornito informazioni, come previsto anche dal contratto collettivo nazionale di lavoro, sugli andamenti di mercato, le prospettive produttive aziendali, i programmi di investimento per gli stabilimenti e le unità aziendali italiane, oltre alle tendenze occupazionali e alle iniziative previste dal vigente accordo Integrativo aziendale.

Insieme alle rappresentanze dei lavoratori sono stati inoltre esaminati gli andamenti gestionali aziendali e si è determinata la cifra del premio sulla base di due parametri:

il risultato economico, unico per tutta l’azienda (che concorre a determinare il 30% del premio), e il risultato gestionale (70% del premio) legato all’andamento specifico di ogni stabilimento/area. Il premio, che non interessa i dirigenti, sarà corrisposto a ottobre.

Otto mesi fa Ferrero ha rafforzato la sua vocazione internazionale acquisendo il ramo dolciario di Nestlè negli Stati Uniti, un passaggio industriale fondamentale che ha reso l’azienda di Alba la terza più grande società dolciaria in America, dove aveva già rilevato Fannie May e Ferrara Candy, con un elenco di prodotti che va dal cioccolato – le praline della Ferrero sono le più diffuse al mondo – agli snack, passando per icone del gusto come Nutella e Tic Tac. Fonte: fanpage.it

Ferrero, multinazionale italiana specializzata in prodotti dolciari (prodotti al cioccolato, da forno, caramelle e bevande), è stata fondata da Pietro Ferrero nel 1946 ad Alba (Cuneo).

Da allora l’azienda si è evoluta nel tempo, attraverso l’espansione mondiale. I cardini che ne contraddistinguono la storia e la crescita sono: la continuità nella proprietà familiare, la conquista di nuovi mercati, l’alta qualità e la costante innovazione dei prodotti. Nel 1949 un triste avvenimento colpisce la nascente Azienda: a 51 anni muore Pietro Ferrero, il fondatore dell’Azienda, e il testimone passa al fratello Giovanni, alla moglie Piera e al figlio Michele, che negli anni successivi porta alla massima espansione la Ferrero attraverso l’ideazione di prodotti che vengono apprezzati in tutti i cinque continenti.

Nel 1997 la terza generazione inizia a guidare operativamente l’Azienda: sono Pietro e Giovanni, figli di Michele, che portano i nomi del nonno e dello zio, fondatori di una realtà sempre più grande e sempre più globale. In tempi recenti due grandi eventi luttuosi hanno caratterizzato la storia del Gruppo: nel 2011 la prematura scomparsa di Pietro Ferrero e nel 2015 di Michele, leggendario inventore di tutti i prodotti Ferrero. Alla guida del Gruppo vi è ora il secondogenito Giovanni.

La società italiana Ferrero SpA Sul mercato italiano Ferrero è presente con le specialità, tra le quali ricordiamo Nutella, I prodotti della linea Kinder, Tic Tac, Estathè e l’ultimo arrivato nella grande famiglia Ferrero Nutella B-Ready. Gli stabilimenti produttivi in Italia sono dislocati ad Alba (Cuneo), S. Angelo dei Lombardi (Avellino), Balvano (Potenza) e Pozzuolo Martesana (Milano). Quello di Alba è il più grande complesso produttivo in Europa. Il polo industriale di Balvano produce esclusivamente merendine, mentre quello di Pozzuolo è dedicato alla produzione di prodotti da forno, come Kinder ColazionePiù e Kinder Brioss, mentre la Kinder Delice e la storica Fiesta vengono prodotte a Pozzuolo Martesana. Il Gruppo Ferrero La storia del Gruppo è giunta alla terza generazione.

Dopo il successo dell’Azienda in Italia, Michele Ferrero decise di internazionalizzare la sua attività imprenditoriale, iniziando a produrre e commercializzare i prodotti Ferrero anche all’estero. Nel 1956 fu inaugurato lo stabilimento di produzione in Germania e un secondo, poco dopo, in Francia. Fu il preludio di una rapida espansione di Ferrero in Europa, con l’apertura di uffici commerciali e unità produttive in Belgio, Paesi Bassi, Austria, Svizzera, Svezia, Regno Unito, Irlanda e Spagna.

Nei decenni successivi Ferrero diventa globale, espandendosi con nuove aziende e siti produttivi anche in Nord e Sud America, Sud-Est Asiatico, Europa Orientale, Africa, Australia, e più recentemente in Turchia, Messico e Cina. Oggi il Gruppo Ferrero è presente con più di 34mila persone in 53 Paesi, con 22 stabilimenti di produzione e 9 aziende agricole in Cile, Argentina, Bulgaria, Georgia, Sud Africa, Australia, Turchia, Italia e Serbia. Il fatturato consolidato è di 8,4 miliardi di euro e la produzione totale ammonta a oltre un milione di tonnellate.

I prodotti Ferrero presenti e venduti, direttamente o tramite distributori autorizzati, in oltre 160 Paesi, fanno parte della memoria collettiva e dei costumi di molti di questi e sono spesso considerati icone culturali. L’obiettivo di Ferrero è offrire al consumatore prodotti e specialità unici in un contesto di attenzione nutrizionale, con marche globali solide e garanzia di freschezza, disponibilità, confezioni. La mission di Ferrero è definita in questi termini: “Qualità elevatissima, cura artigianale, freschezza del prodotto, accurata selezione delle migliori materie prime, rispetto e considerazione del consumatore. L’attenzione per le persone che fanno parte del Gruppo, il supporto alle comunità locali, la promozione di stili di vita attivi per le giovani generazioni, così come il suo forte impegno verso pratiche agricole sostenibili e la protezione dell’ambiente.

L’attività di ricerca e sviluppo è affidata a una società interna del Gruppo, Soremartec (Société de Recherche de Marketing et Technique), che fornisce informazioni e studi nel settore della ricerca tecnica e di marketing, per il lancio di nuovi prodotti e per assicurarne il continuo processo di innovazione e miglioramento. I criteri di selezione delle materie prime sono l’eccellenza nella qualità e il rispetto dei diritti umani e di sostenibilità; il cacao proviene dall’Africa Occidentale, le nocciole principalmente dall’Italia e dalla Turchia e il latte da fornitori scrupolosamente selezionati ed estremamente affidabili, in aree a vocazione lattiera. Oltre a ciò per Ferrero “qualità” significa garantire la soddisfazione delle aspettative e dei desideri del cliente a un costo adeguato, confrontandosi con la concorrenza e salvaguardando gli interessi della collettività per garantirsi uno sviluppo futuro. Dal 2007, è stata costituita la società di Gruppo denominata “Energhe” con l’obiettivo di perseguire la massima efficienza ambientale nella produzione, gestione e utilizzo dell’energia. Il Gruppo si prefigge entro il 2020 l’autoproduzione (da impianti di cogenerazione o da fonte rinnovabile) del 100% dell’energia elettrica consumata da tutti gli stabilimenti, di cui da fonte rinnovabile almeno il 25% dell’energia elettrica. Ferrero, che si definisce un’azienda “glocal” (“pensare globale e agire locale”), attenta allo sviluppo internazionale ma anche al suo rapporto con il territorio, è risultata nel 2009, secondo la classifica del Reputation Institute, la società con la miglior reputazione al mondo. Le Imprese Sociali e la Fondazione Ferrero: “Lavorare, Creare, Donare” “Lavorare, creare, donare” sono i valori guida che caratterizzano la “Fondazione Piera, Pietro e Giovanni Ferrero” e tutto il Gruppo Ferrero. Nata come Opera Sociale nel 1983, sotto la guida di Maria Franca Ferrero, la Fondazione agisce nei campi del sociale, filantropico, culturale e artistico, non tanto in qualità di “Granting Foundation” (non eroga cioè finanziamenti o contributi ad altri enti o istituzioni sociali, culturali o umanitari) bensì di “Acting Foundation”, svolgendo in proprio numerosi progetti e attività sociali e culturali. La profonda consapevolezza dei principi etici e sociali insiti nella cultura del Gruppo Ferrero è stata la fonte ispiratrice di Michele Ferrero nella costituzione delle “Imprese Sociali”, nel 2011 attive in Camerun, Sudafrica e India. Le Imprese Sociali Ferrero sono imprese commerciali a tutti gli effetti; il loro fine, quindi, è realizzare profitti. Nondimeno, esse agiscono con una spirito “sociale”, poiché mirano a creare posti di lavoro nelle aree meno favorite dei Paesi Emergenti. Inoltre, realizzano progetti e iniziative di carattere sociale e umanitario, destinati a tutelare la salute e la crescita educativa e sociale dei bambini e dei ragazzi i quei Paesi. La mission delle Imprese Sociali si sviluppa secondo tre direttrici: • creare posti di lavoro nelle aree meno fortunate del pianeta, formando le persone ed insegnando loro un mestiere, determinando quindi le condizioni per un vero sviluppo sostenibile nei Paesi in cui esse operano; • realizzare prodotti che rispondano alle particolari esigenze delle popolazioni locali e che tengano in considerazione le situazioni economiche e ambientali ivi esistenti; • incentivare, mediante specifici progetti sociali, la tutela della salute e la crescita educativa dei bambini nelle aree in cui le Imprese Sociali operano. A tal fine ogni Impresa Sociale accantona a conclusione di ogni esercizio (1 settembre-31 agosto) un ammontare commisurato alla propria attività produttiva, sulla base di parametri connessi con i volumi prodotti (non quindi sui profitti) da destinare esclusivamente a Progetti Sociali. L’intento di contribuire al progressivo miglioramento delle condizioni di vita delle popolazioni attraverso le Imprese Sociali parte dal presupposto che la povertà e le sue disastrose conseguenze si combattono efficacemente soprattutto creando posti di lavoro e fonti di produzione. Oltre a offrire la possibilità di ottenere un reddito che consenta di affrontare il costo della vita per sé e la famiglia, il progetto Imprese Sociali: • dà a chi lavora un rinnovato senso della dignità e soprattutto la consapevolezza di divenire protagonista del proprio destino; • assicura una duratura formazione professionale; • contribuisce a creare la cultura del lavoro, fonte di progresso e di evoluzione civile. Inoltre, attraverso gli insediamenti produttivi, si favoriscono le attività indotte coinvolgendo imprese locali che generano ulteriori posti di lavoro, innescando così una spirale virtuosa verso lo sviluppo economico e quindi di benessere per tutta la comunità.

La storia di Ferrero Anni Quaranta: le basi di un grande successo 1942: i primi geniali esperimenti La storia nasce ad Alba, dove Ferrero ha ancora oggi il suo più grande stabilimento. Pietro Ferrero apre un laboratorio in cui inizia a fare esperimenti e a inventare golosità. La moglie Piera gestisce la pasticceria chiamata dai suoi concittadini “il Biffi”, come il più famoso caffè di Milano.

La scoperta delle nocciole I tempi non sono certo facili, con la guerra diventano introvabili anche gli ingredienti più semplici. Pietro Ferrero non si scoraggia e ha un’idea geniale: sfruttare una delle ricchezze maggiori del territorio, le nocciole. Intanto, ad Alba, si sparge la voce che il laboratorio cerca manodopera: cinque o sei operai non di più, ma in una città dove nell’immediato dopoguerra l’unica assunzione è quella di uno spazzino comunale, questa è una grande opportunità. 1946: la Pasta Gianduja Dal laboratorio esce il primo prodotto di Ferrero: la “Pasta Gianduja” o “Giandujot”, a base di nocciole, avvolta in carta stagnola che si taglia a fette e si mette sul pane, un prodotto buono che costa poco. Un chilo di questa specialità costa 600 lire contro le 3000 lire di un chilo di cioccolato. L’obiettivo di Pietro è raggiunto: togliere alla pasticceria la reputazione di genere elitario riservato a pochi o soltanto alle ricorrenze più importanti dell’anno. La Pasta Gianduja incontra i favori del pubblico oltre ogni aspettativa. Nel febbraio del 1946 la produzione è di 3 quintali e alla fine dell’anno si arriva a oltre 1000; i dipendenti salgono a una cinquantina per raggiungere un centinaio l’anno successivo. 1946: nasce Ferrero Il laboratorio è ormai troppo piccolo e così Pietro decide di far costruire la prima fabbrica ad Alba. Il 14 maggio 1946 nasce ufficialmente l’industria Ferrero.

A far conoscere la Pasta Gianduja anche fuori da Alba e dal Piemonte ci pensa Giovanni, fratello minore di Pietro, che organizza una rete di vendita molto efficiente e capillare. L’idea sembra gli sia venuta un giorno a Milano quando, aspettando un grossista, il suo veicolo viene circondato da una folla di persone che vogliono acquistare la Pasta Gianduja. In poco tempo tutto il carico viene smaltito e Giovanni pensa di organizzare la vendita diretta utilizzando mezzi propri marchiati Ferrero. Una serie di dodici camioncini rappresenta l’antesignana di una flotta che, qualche anno dopo, sarà seconda per dimensioni soltanto a quella dell’esercito italiano. 1947: un “formaggino” al gusto di nocciola L’estro e la fantasia di Pietro mettono a segno un altro successo, il “Cremino”. Grande come un formaggino, pesa 21 grammi ed è la versione monodose della Pasta Gianduja, apprezzata anche per la sua praticità. La fabbrica arriva a produrre 3000 quintali di prodotti e Alba è meta di molti operai che vi arrivano in cerca di lavoro. Le nocciole diventano la materia prima per eccellenza e Pietro decide di acquistare un noccioleto per farne una sorta di azienda-pilota: a sue spese studia lo sfruttamento ottimale di questo frutto per poi mettere gli agricoltori in grado di fare altrettanto. 1948: quando la natura si ribella Allorché ci si prepara ad affrontare la produzione del Natale, una violenta alluvione invade la fabbrica e il fango sommerge tutte le apparecchiature. È il 4 settembre 1948: tutto sembra perduto, i danni risultano enormi, ma per fortuna non ci sono vittime. L’azienda resta isolata e i dipendenti non la abbandonano; insieme ai fratelli Ferrero si mettono a spalare la melma cercando di salvare i macchinari. Lavorano per quattro giorni ma ce la fanno e la fabbrica, alla fine del mese, torna attiva. 1949: L’addio a Pietro Ferrero Qualche mese dopo, il 2 marzo 1949, un altro triste avvenimento: a 51 anni muore pre infarto a Pietro Ferrero, il fondatore dell’Azienda; il testimone passa al fratello Giovanni, alla moglie Piera e al figlio Michele. Anni Cinquanta: leader in Italia 1950: un nome conosciuto in tutta l’Italia Il nuovo decennio porta il nome “Ferrero” in ogni regione d’Italia, grazie alla flotta di 200 furgoncini, che diventeranno oltre un migliaio qualche anno dopo. I dipendenti sono ormai quasi 1000 e la produzione arriva a 3800 quintali l’anno.

Il welfare secondo Ferrero Con l’aumentare dei dipendenti cresce anche l’impegno sociale dell’azienda verso di loro. Si costruiscono case (i “Villaggi Ferrero”) per chi preferisce abitare vicino al posto di lavoro; viene istituito un servizio di autobus gratuito per chi risiede fuori Alba; i figli possono passare le vacanze nelle colonie al mare o in montagna. Arriva la Supercrema Ad Alba si continuano a creare prodotti innovativi, come la “Cremalba” poi “Supercrema”, l’antenata della Nutella, da spalmare sul pane. Venduta in bicchieri o barattoli di diverse misure, viene pubblicizzata sottolineandone le doti genuine, energetiche ed economiche: un chilo costa soltanto 500 lire. Intanto, in azienda entra Michele, figlio di Pietro, con straordinarie capacità e una visione imprendi toriale, che porterà l’azienda alla dimensione che conosciamo oggi. I test del Sultanino Sul mercato arrivano poi il “Sultanino”, una piccola stecca di cioccolato, e il “Cremablok”, cioccolato ripieno di nocciola: lanciato nel luglio del 1953, se ne producono 4000 quintali che salgono a 48000 l’anno seguente. I concorrenti cercano di imitare Ferrero sia nei prodotti sia nella strategia commerciale, senza però raggiungere lo stesso successo. È proprio Michele a vendere direttamente il Sultanino; lo zio non è convinto della novità e non vuole lanciarlo. Di nascosto, il nipote ne produce alcuni pezzi che consegna direttamente ai negozianti testando il gradimento dei consumatori.

L’indomani, in Ferrero cominciano ad arrivare richieste per la nuova specialità, che sarà un altro successo. 1954: il nuovo marchio La faccia sorridente di Gianduja, personaggio che ha dato il nome al primo prodotto, non è adatta a rappresentare una gamma che si sta ampliando e cede il posto a un nuovo marchio: una scritta “Ferrero” in corsivo minuscolo sotto una piccola corona stilizzata, a ricordare Alba, la “città delle cento torri”. Il nuovo logo compare sui furgoni, sui battelli e su ogni mezzo che circoli in Italia affermando ovunque il nome dell’azienda dolciaria. 1956: inizia l’avventura all’estero A Stadtallendorf, in Germania, nascono Ferrero GmbH e il primo stabilimento estero, che per molto tempo resterà l’unico esempio di una realtà dolciaria internazionale. All’inizio i dipendenti sono cinque, ma sei mesi dopo sono già 60, italiani e tedeschi. 1956: Mon Chéri conquista il pubblico tedesco Uno scrigno di cioccolato che racchiude una gustosa ciliegia: con questa pralina, Ferrero si afferma sul mercato tedesco e non solo. Lo stabilimento si ingrandisce e per far fronte a una produzione crescente (200 quintali al giorno che diventeranno 500 milioni di pezzi l’anno) e vengono chiamate 200 operaie stagionali dall’Italia tra i 18 e i 25 anni, che restano in Germania da giugno a febbraio; per loro viene aperta “Villa Piera”, una sorta di college costruito accanto allo stabilimento per evitare trasferimenti da e per la fabbrica. 1957: Michele Ferrero guida l’azienda Nel 1957 muore Giovanni Ferrero; il controllo dell’azienda passa al nipote Michele. Nato nel 1925, non ha ancora vent’anni quando inizia a lavorare in azienda. La creatività, la voglia di esplorare nuove vie e di sperimentare continuamente sono le caratteristiche che lo accompagneranno durante tutta la sua carriera. L’innovazione non si manifesta soltanto nell’ideazione di nuovi prodotti, ma anche nell’utilizzo di forme promozionali assolutamente originali per quei tempi, come il “Treno dei bimbi”, un autocarro “rivestito” come una vecchia locomotiva, che attraversa le città italiane durante fiere, manifestazioni e il Carnevale e da cui si distribuiscono cioccolatini, caramelle, matite. È un’altra idea di Michele Ferrero, per stupire e divertire i bambini italiani e diventa un grande successo pubblicitario. Michele Ferrero è anche un grande appassionato di macchinari industriali. Va lui stesso a Copenhagen ad acquistare un mastodonte lungo 80 metri capace di sfornare 10 quintali di prodotto l’ora. Notevole anche la cifra pagata (circa 80 milioni di lire), ma l’investimento si rivela in linea con le esigenze di produzione e dopo poco tempo vengono acquistati altre due impianti simili. Sono gli anni del boom economico e con Michele, come si vedrà, l’azienda conosce il suo grande sviluppo.

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