Uccisa a due mesi dallo zio durante un ‘esorcismo’: Volevo salvarla

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Reggio Calabria, 12 settembre 1994. Al pronto soccorso dell’ospedale cittadino arriva una bimba tra le braccia di suo zio. Cinquanta giorni, minuscola, non respira più. Quando la esaminano i medici non credono che su un esserino così piccolo possa essersi abbattuta tanta crudeltà: la bimba, Maria Ilenia Politanò, due mesi, è stata seviziata e picchiata, ha gli organi sfondati. Increduli, con un nodo allo stomaco e le lacrime agli occhi per lo spettacolo di quel minuscolo corpo straziato, i medici cominciano a farsi delle domande. Dove sono i genitori della piccola? Chi è stato a fare quello scempio? La risposta è a pochi passi, bassa alzare lo sguardo verso il crocifisso che dal chiodo guarda quella straziante scena.

Il casolare del demonio

Lontano dalle stanze dove si redigevano referti e si attendeva l’arrivo delle forze dell’ordine, in un casolare alla periferia di Polistena, c’erano circa nove persone che aspettavano di sapere come fosse andata lì, all’ospedale. Sudati, sfiancati da una notte insonne, maledetta, delirante, sono rimasti muti ad attendere il ritorno di Vincenzo Fortini, l’uomo che ha preso Maria Ilenia e l’ha portata al pronto soccorso. Le notizie che ricevono, però, arrivano dal vice dirigente del commissariato di Reggio, Carmine Grassi, che chiede conto a Laura e Michele, 20 e 23 anni, del barbaro infanticidio di quell’innocente.

L’omicidio

E loro rispondono. Non hanno difficoltà ad ammettere che sanno bene cosa è stato fatto alla bimba, perché è avvenuto lì, sotto i loro occhi, alla presenza della nonna della bimba e di altri zii. La piccola è stata distesa su un tavolo spogliata, picchiata, scossa, e seviziata. Perché era stata posseduta dal diavolo, ecco perché. A quel punto appare chiarò che in via Esperia, in quel piccolissimo centro calabrese, quella notte è accaduto qualcosa di sconcertante. La famiglia tutta ha assistito all’esorcismo ‘fai da te‘ praticato dallo zio santone sulla bambina, lo stesso che poi, rinsavito dal delirio mistico, l’ha portata in ospedale. Hanno pregato mentre Vincenzo, fornaio di Genzano di Roma, si arrogava il diritto di decidere per tutti che quella bimba era posseduta. Le ha aperto le gambine e le ha soffiato dentro, per liberarla dal Maligno, ordinando a tutti gli altri di fare lo stesso, mentre loro, totalmente asserviti al carisma dell”esorcista’ continuavano a ripetere le preghiere. Così è successo che Maria Ilenia è morta “per arresto cardio circolatorio conseguente a emorragia cerebrale diffusa” scioccando con quel suo corpicino martoriato i medici dell’ospedale che diranno di non aver mai visto nulla di simile.

La possessione

Per capire come quel folle e sciagurato ‘esorcismo’ fosse maturato nel contesto di una famiglia di braccianti di umile condizione della periferia reggina, bisogna fare un passo indietro di un anno. In quella casa di via Esperia dove al secondo piano vivono i due giovanissimi coniugi Politanò, si sentono dei rumori strani. C’è qualcuno, c’è qualcosa di tremendo, secondo la giovane sposa Laura, che subito allerta mamma Rosina, che vive al piano di sotto. Questa chiede aiuto ai parenti di Roma, sua sorella Mirella e il marito Vincenzo. Nella capitale, è sicuro che troveranno una persona che possa aiutarli. È un altro parente, sempre residente a Roma, a trovare la persona che fa al caso loro. È una maga, molto esperta e potente, li aiuterà in cambio di un compenso di 25 milioni di lire.

L’esorcismo

I Lumicini- Politanò non hanno nulla, ma darebbero tutto per scacciare le presenze che infestano la loro casa, così invitano maga Ivette, al secolo Francesca Giananti, a casa loro. La veggente resta ospite nel casolare 15 giorni, nel corso dei quali guadagna credito presso di loro mettendo in pratica misteriose quanto improbabili ipnosi e sedute spiritiche in cui i defunti comunicano con i partecipanti spostando sedie e tavolini. Una cosa però, non riesce a fare Ivette: liberare la casa dal demonio. Per quello, prima di andare via il 27 agosto 1993, ‘investe’ tre membri della famiglia: Vincenzo Fortini, in visita con la moglie dai parenti calabresi, Mimmo Lumicisi, 22 anni, fratello di Laura e Maria Barnabà, una cugina.

Il viaggio all’inferno

Inizia lì quel viaggio all’inferno che porterà direttamente quel corpicino bianco e freddo all’ospedale di Reggio. Fortini inizia a vedere il Maligno dappertutto e a ‘combatterlo’, con l’aiuto di Mimmo Lumicisi e Maria Barnabà. Fortini si crede guidato da Padre Pio, Lumicisi pensa di essere la reincarnazione di San Francesco e la Barnabà è invece l’emanazione della Madonna. Tra deliri, preghiere, allucinazioni, la famiglia unita in quella suggestione collettiva arriva a quel 12 settembre in cui si decide di fare una veglia per combattere il maligno. Ma il diavolo è dentro Maria Ilenia, o almeno è quello che il fornaio dice giustificando le azioni crudeli e dissennate che compirà sulla nipotina appena nata. La scuote a testa in giù. la picchia, le fa bere dell’acqua santa direttamente dalla sua bocca fino a farla scoppiare, fino al tragico, dolorosissimo epilogo.

L’epilogo

Il primo provvedimento nell’indagine per omicidio aperta dalla Procura di Reggio è l’arresto di tutta la famiglia di ‘esorcisti‘. Durante il processo, però, la scena sarà tutta del Fortini, che si esibirà in una disperata messinscena evocando Satana in aula. Alla fine verrà condannato il solo Fortini, fornaio-santone, esecutore materiale di quella folle tortura che chiamarono esorcismo. Assolti, per ignoranza, superstizione e disperazione, tutti gli altri parenti, compresi i genitori di Maria Ilenia.

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