Ad ‘Amore Criminale’ il calvario di Stefania Formicola Aveva solo 28 anni quando la sua vita fu stroncata brutalmente dal marito Carmine D’Aponte, ecco cosa accadde quel maledetto giorno

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Domenica 9 settembre, Rai3 lascia spazio alla prima puntata della nuova edizione di ‘Amore Criminale‘. Veronica Pivetti torna al timone del programma che sin dal 2007 porta avanti una campagna di sensibilizzazione contro la violenza sulle donne, sia essa fisica, psicologica o sessuale. Il caso di femminicidio raccontato nella prima puntata è quello di Stefania Formicola, una ragazza di soli 28 anni, uccisa dal marito a Sant’Antimo, in provincia di Napoli. Ripercorriamo la sua storia.

Chi era Stefania Formicola

Stefania Formicola era una ragazza allegra, determinata e generosa. Amava essere di aiuto al prossimo ed era profondamente legata alla sua famiglia. Coltivava il sogno di arruolarsi nell’esercito. Così, non appena ha compiuto i diciotto anni, si è sottoposta alle visite mediche necessarie per accertare l’idoneità alla vita in uniforme. Purtroppo, però, non venne ritenuta idonea per arruolarsi a causa di un lieve sovrappeso.

Chi è Carmine D’Aponte

Carmine D’Aponte, in pubblico, appariva sempre educato e sembrava socializzare con grande facilità. Teneva molto all’immagine che trasmetteva all’esterno, perciò tendeva a ostentare una disponibilità economica superiore a quella reale. Pur essendo ancora giovane, era già padre di una bambina. Aveva una compagna, tuttavia si professava single.

Carmine e Stefania si conoscono su Facebook

La vita di Stefania Formicola e quella di Carmine D’Aponte si incrociano, come avviene spesso negli ultimi anni, sui social. L’uomo si dimostra sempre dolce, attento e disponibile nei confronti di Stefania, così quella che sembra essere solo una delle tante fugaci conoscenze nate su Facebook, si trasforma in qualcosa di più. Solo dopo diversi mesi di frequentazione, Stefania scopre che Carmine è impegnato con un’altra donna. Tuttavia, lo perdona. La Formicola rimane incinta, perciò i due decidono di andare a vivere insieme a San Marcellino, in provincia di Caserta, e diventare marito e moglie.

Il matrimonio e le violenze

Dall’unione di Stefania e Carmine nascono due figli, tuttavia una volta sposati, le premure di D’Aponte svaniscono nel nulla. L’uomo diventa sempre più geloso, prevaricatore e possessivo, arrivando a insultare la moglie sul suo aspetto fisico e a picchiarla. Il dramma vissuto dalla Formicola tra le mura domestiche verrà poi più volte raccontato dalla madre di lei: Carmine la picchiava, la maltrattava, poi si metteva in ginocchio e chiedeva perdono. Mia figlia aveva paura, ma non si rivolgeva alle forze dell’ordine perché sapeva come sarebbe finita se lo avesse fatto”. Non meno dolorose le parole della cugina di Stefania, Rossella:Una sera tornava con un occhio nero, un’altra con un polso incrinato, poi una gamba rotta. Sono caduta, ho preso una storta, un mobile aperto, diceva”. Stefania non ce la fa più a vivere nel terrore. Così, un giorno prende coraggio e, insieme ai due figli, lascia la casa in cui vive con Carmine e si rifugia dai suoi genitori.

19 ottobre 2016 – L’omicidio di Stefania Formicola

Stefania Formicola ha deciso, vuole separarsi dal marito. Carmine D’Aponte, tuttavia, non ha nessuna intenzione di lasciarla andare e continua a perseguitarla. Stefania ha solo 28 anni, Carmine ne ha 32 quando questa storia giunge al tragico epilogo. È la mattina del 19 ottobre del 2016, la Formicola esce di casa per recarsi a lavoro. Ad aspettarla trova D’Aponte che le chiede per l’ennesima volta di avere un chiarimento. La giovane accetta di salire sull’auto del marito per parlare. La situazione degenera. I due hanno una violenta lite, Carmine estrae una pistola e spara un colpo al petto di Stefania. La pallottola colpisce il cuore della donna uccidendola.

Carmine D’Aponte condannato all’ergastolo

Carmine D’Aponte chiama il 118, ma ormai non c’è più niente da fare per Stefania. Interrogato dagli inquirenti, l’uomo accusa il suocero di averlo minacciato e assicura di non aver ucciso la moglie intenzionalmente. Tra le lacrime, sostiene che si sia trattato solo di un incidente:

“Il colpo di pistola che ha ucciso Stefania è partito accidentalmente, non volevo ucciderla, gli ho solo fatto vedere l’arma che portavo perché avevo paura di mio suocero, lei voleva sfilarmela dalle mani e così è accaduta la disgrazia. La mattina ci eravamo dati anche un bacio. Io l’amavo, non c’è stata nessuna lite, le avevo portato anche un regalino”.

Le sue parole, tuttavia, non sembrano aver convinto il Tribunale di Napoli. Carmine D’Aponte è stato condannato, in primo grado, all’ergastolo con isolamento diurno. La sentenza, accolta con favore dalla famiglia della vittima, è arrivata dopo il rito abbreviato.

In una lettera e in un testamento, il dolore di Stefania Formicola

Rossella Formicola, cugina di Stefania, ha trovato una lunga lettera che la ventottenne aveva indirizzato ai suoi genitori. Così ha voluto leggerne degli stralci in chiesa, durante la celebrazione dei funerali, al fine di tracciare un ritratto della giovane e restituire la dimensione dell’inferno vissuto prima della tragedia:

“Vi amo. Cari mamma e papà, da piccola vi ho sempre seguito, osservato, ammirato e preso come esempio di vita (sì, perché avrei voluto avere anch’io una vita come la vostra). […] Siete l’esempio della vita che mi ero ripromessa di far fare ai miei figli. Ci ho creduto fino a quando poi mi sono resa conto che ho iniziato tutto con il piede sbagliato e ho fallito in tutto. […] Ricordo che ero determinata, ambiziosa, testarda, coraggiosa e sicura di me. Giuravo a me stessa e a voi che mai nessuno mi avrebbe messo i bastoni fra le ruote perché avrei dovuto realizzare i nostri sogni. Prima ero una persona forte e coraggiosa, invece adesso sono fragile e sottile proprio come questi fogli che sto scrivendo. Quando vedevo che una cosa era sbagliata, ero la prima a mettere fine, invece ora non ho neanche il coraggio di dire ciò che realmente penso perché sono diventata insicura. […] Oggi il mio cammino è difficile e le uniche persone che ho vicino siete voi che mi tenete ancora per mano proprio come quando ero piccola e così fate anche con mio figlio, non facendogli mancare nulla. Peccato che tutto questo, chi dovrebbe capirlo non lo fa”.

Tra le cose di Stefania, la sua famiglia ha ritrovato anche una sorta di testamento scritto ad aprile del 2013 che evidenzia come la donna si sentisse in pericolo. Nel documento firmato dalla Formicola, infatti, si legge: Alla mia morte, qualunque sia la causa, mio figlio deve essere affidato a mia madre e mio padre e in caso di loro morte a mia sorella Fabiana”. Questo suo desiderio non è rimasto inascoltato, i bambini sono stati affidati ai nonni materni.

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