Il prete gay celebra messa: “Il Vangelo non condanna ​l’omosessualità”

Da Selva di Progno, paesino immerso tra le montagne veronesi, un piccolo contingente di ex parrocchiani è arrivato nella periferia di Bergamo. Quattro auto in tutto. Motivo del viaggio: incontrare l’ex parroco. Nulla di strano fin qui, se non fosse che il prete è don Giuliano Costalunga, che sei mesi fa si è sposato in Spagna, con Paolo.

Ieri, per la prima volta da quando si è sposato, ha celebrato la messa, su invito di padre Gianluca della Chiesa vetero-vattolica americana di Bergamo. Sì, perché ufficialmente don Giuliano è ancora prete. Infatti, la Santa Romana Chiesa lo ha sospeso a divinis, vietandogli cioè di celebrare sacramenti, ma ancora non è arrivata la comunicazione della riduzione allo stato laicale. La sospensione, però, è valida solo per la Chiesa cattolica, non per le altre Chiese, come sottolineato dal Corriere della Sera.

Dall’altare spicca il paramento liturgico color arcobaleno, che sottolinea la scelta “d’amore libera ed appassionata”, presa dal prete veronese. E durante la predica parla dei cambiamenti che lo hanno visto protagonista negli ultimi mesi: “L’ultima messa che ho celebrato in publico è stata il 26 dicembre scorso e da allora si sono rinnovate tante cose, nel segno di un amore che è accoglienza senza giudicare”. Una caratteristica che la Chiesa Romana ancora non ha, perché “subisce l’omosessualità come un peccato, ma Gesù non ne ha mai parlato, non esiste condanna dei gay nel Vangelo. Conta l’amore”. Ne è convinto don Giuliano, che dice di essere tornato”per rompere le scatole in tema di fede”.

Ora il don arcobaleno vorrebbe incontrare Papa Francesco, per raccontargli la sua storia, il suo amore per Dio, ma anche il suo amore per Paolo e la sua scelta, che ha fatto tanto discutere.

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