Sono state trovate sotto terra dopo oltre 70 anni. La sorprendente scoperta ad Auschwitz

Marcel Nadjari. E’ il nome di un ebreo greco a lungo detenuto nel campo di sterminio di Auschwitz insieme al padre, alla madre e alla sorella, che morirono dopo pochi giorni. Le lettere dell’uomo per oltre 70 anni non erano state mai lette da nessuno, fin quando non sono finite tra le mani dello storico russo Pavel Polian, che ha deciso di tradurle e rivelarne il contenuto.

“Come potrei temere la morte dopo tutto quello che ho visto qui?”, si legge in una delle tredici missive, scritte su fogli strappati da un quaderno. A Nadjari i nazisti riservato uno dei ruoli più difficili: l’uomo viene destinato al Sonderkommando, quel gruppo di prigionieri che ha il compito di gestire lo ‘smaltimento’ dei deportati nelle camere a gas. Un incarico tremendo: quello di accompagnarli alla morte, poi spostare i corpi, tagliare i capelli, raccogliere i denti d’oro e infine bruciare i resti.

Marcel Nadjari racconta il compito che era tenuto a svolgere e spiega che quando i prigionieri destinati alla soluzione finale gli chiedono dove stiano andando e cosa accada in quei fabbricati. “Alle persone il cui destino era segnato ho detto la verità”. Dopo essere stati spogliati i prigionieri andavano nella camera della morte, con le finte docce da cui usciva il gas. “Sono stati costretti ad entrare a frustate e poi sono state chiuse le porte”. Nadjari diventa testimone diretto della follia nazista. Convinto che presto anche lui verrà ucciso, decide di affidare i suoi pensieri a delle lettere che poi nasconde sotto terra. Lettere che oggi rappresentano un monito per l’umanità e che sono state ritrovate per caso, nel 1980, da uno studente polacco che partecipava a uno scavo.

Quei fogli erano stati per ben 36 anni sotto terra ed erano diventati quasi del tutto illeggibili. Solo oggi, grazie alle nuove tecnologie e al progresso dell’informatica, gli scritti di Marcel sono stati finalmenti tradotti, raccontando una delle pagine più atroci del campo di sterminio. “Ogni volta che uccidono, mi chiedo se Dio esiste”, si legge in una delle tredici lettere. In un’altro, il greco afferma di essere dispiaciuto per due cose: non riuscire a vendicarsi e non poter dare agli altri prigionieri una morte più degna e ‘umana’.

Lo storico russo Pavel Polian, che ha curato la traduzione dei documenti, ha scoperto che Marcel è sopravvissuto grazie al caos provocato dall’arrivo dell’armata russa, e che dopo la fine della guerra si è rifugiato negli Stati Uniti, dove si è sposato e ha lavorato come sarto a New York. È morto nel 1971.

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