“Quella brutta storia di soldi”. Fiorello, l’indiscrezione che fa mobilitare la Rai

Sembra proprio che Fiorello stia tornando in Rai. Dopo una piccola parentesi da freelance sul web e una ancor più ristretta in Sky, sembra che Rosario sia intenzionato a tornare sui suoi passi. Eppure qualche settimana fa, il settimanale “Chi” aveva annunciato l’abbandono del progetto da parte di viale Mazzini dopo che l’organizzazione del programma si era complicato per questioni burocratiche con il Comune di Roma. Al Corriere della sera però Fiorello dice chiaro e tondo: “Non sto dicendo addio alla Rai, anzi sono prontissimo”. Ma allora, cosa è successo veramente, nei meandri oscuri degli uffici della direzione della tv di Stato? Lo show doveva andare in onda in autunno per quattro puntate da un teatro tenda (ancora da allestire) nell’area Tor di Quinto, a Roma. Su questo dettaglio Fiorello si sarebbe impuntato, ma con tutti gli ostacoli e le scartoffie richieste per sbloccare una situazione già difficile per un contenzioso passato, quel desiderio rischiava di rallentare il progetto e far slittare le date.

Nessun problema in realtà, almeno sulle scadenze, che secondo Fiorello non sono mai state definite: “Nessuno aveva mai dato conferma dello show, tanto che non era stato annunciato alla presentazione dei palinsesti, quindi non era mai stata comunicata una data ufficiale”. E sui rapporti con la Rai e le possibili incomprensioni, è lo stesso showman a mettere tutto in chiaro: “Non è vera la notizia che la Rai non gradiva la location, anzi, al contrario la Rai si stava adoperando affinché si potesse usare l’area che però aveva qualche problema burocratico da risolvere, cosa che ha fatto solo slittare la preparazione della trasmissione a data da destinarsi”.

Ora però, a diversi giorni da queste dichiarazioni, arriva la bomba di Dagospia che rimette tutto in discussione. Insomma, mentre lo showman ha citato la situazione manageriale tutt’altro che certa, Dagospia cita un aspetto “tecnico” non certo di poco conto: ovvero, il fatto che per tutti i contratti superiori ai 10 milioni di euro, è necessaria l’approvazione del cda dopo la proposta presentata dal direttore generale. Ebbene, sempre secondo Dago, i costi totali (quindi non riferiti al solo compenso dell’artista) necessari per ognuno dei quattro appuntamenti con Fiorello ammonterebbero a circa 2 milioni e mezzo di euro, andando a sforare con ogni probabilità il fatidico tetto dei 10 milioni.

Insomma, mica bruscolini. Cosa succederà adesso nessuno lo sa. Di certo, se confermato e seppur finanziato da una società pubblica, la spesa iniziale dovrebbe essere coperta immediatamente con la vendita ad-hoc delle pubblicità dell’evento. Da che mondo è mondo, Fiorello ha sempre fatto ascolti da capogiro, quindi “rientrare” non dovrebbe essere un problema per Viale Mazzini. Ma staremo a vedere.

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