Era una mattina di settembre, Denise giocava con i cuginetti, a pochi metri da casa.

Mazara del Vallo, Mazzarra, come la chiamano i locali, è un fazzoletto di case disteso alla foce del fiume Màzaro. È un pezzo di quella Sicilia misteriosa della dominazione araba, che, dall’anonimato della provincia è balzato improvvisamente alle cronache nazionali nel 2004, quando una mattina di settembre una bimba è sparita nel nulla, mentre giocava in strada.

Il rapimento

Denise stava rincorrendo i cuginetti, in strada, tra i pochi metri che separavano la casa della zia materna e quella dove la nonna stava preparando da mangiare per pranzo. ‘A tavola!’ si affaccia la zia a richiamare in casa i suoi bambini, Denise rimane sola nella tranquillissima via la Bruna, in attesa che anche la nonna la chiami. Mancano 15 minuti alle 12, la piccola si affaccia con i grandi occhioni dietro il cancello che separa la strada da casa della zia. È l’ultima volta che qualcuno la vede.

I giornali, la trasmissione televisiva ‘Chi l’ha visto?’, la famiglia, impegnata in una ricerca senza sosta e le forze dell’ordine, ricevono decine di segnalazioni sulla bimba con i codini castani. Il 18 ottobre, più di un mese dopo la scomparsa, una guardia giurata in servizio per un istituto di vigilanza,  segnala di aver visto davanti alla banca di Milano , un gruppo di nomadi con dei bambini, una dei quali somiglia in modo impressionante a Denise. La Tv trasmette il video delle telecamere di videosorveglianza che mostrano una bimba dell’età della piccola Pipitone che chiede a un’adulta, presumibilmente, la madre: “Dove mi porti?”. La donna la chiama la ‘Danas’, uno storpiamento di Denise, forse. Mamma Piera sembra riconoscere sua figlia, è ancora sotto choc, ma mentre gli investigatori passano al setaccio la zona per cercarli, i nomadi sono spariti.

La verità nascosta

Si continua a indagare senza sosta, ma più giorni passano, più la ricerca della bimba scomparsa diventa ricerca di un colpevole, nelle stanze della procura gli investigatori ascoltano amici, parenti e conoscenti di Toni Pipitone e Piera Maggio. È la giovane mamma, del tutto impreparata a rivoltare la propria vita privata davanti a una manciata di estranei, a rivelare che il padre naturale di Denise, non è suo marito Toni, ma un uomo con cui ha avuto una relazione extraconiugale. Non molto tempo dopo la notizia finisce su tutti i giornali e oltre al dolore dell’assenza di sua figlia, Piera viene gettata nel tritacarne del gossip macabro, il suo matrimonio si incrina. Cade il velo dei segreti e con quello prende forma e volto chi avrebbe avuto un motivo per fare del male a Denise.

Denise

Tutto ha inizio nel 1999. Toni lavora in Germania da un po’, la moglie è a Mazara con il figlio maggiore. Mentre il marito è via, sua sorella Giacoma le presenta Anna Corona. Le due cominciano a frequentarsi, Anna si avvicina molto a Piera, le si lega in un modo che questa definirà ‘morboso’. Le due si frequentano finché la donna non comincia ad avere il sospetto che la giovane sia invece più in intimità  con suo marito Pietro Pulizzi, conducente di autobus, che con lei. Il sospetto diventa certezza quando Piera dà alla luce la piccola Denise l’anno seguente, la bimba è straordinariamente somigliante a suo marito Piero. I due divorziano, mentre Piera cresce la piccola Denise con il marito Toni, che le dà il suo cognome, ma non sa che suo padre è un altro uomo. La famiglia Pulizzi intanto si divide, Jessica e Alice, le due figlie, si convincono che sia stata tutta colpa di Piera. L’astio diventa faida.

L’odio

Anna Corona e la figlia maggiore Jessica, di 17 anni, minacciano più volte Piera e sua sorella Giacoma, la cui erboristeria va in fiamme misteriosamente. Piera, invece, un giorno scopre la sua auto con le quattro ruoto dorate con un coltello. Insulti, intimidazioni, maledizioni varie, anche sulla pubblica piazza: ce n’è abbastanza, per gli inquirenti, per osservare molto più da vicino le due donne. Viene disposto un sopralluogo a casa della Corona, che  però svia gli investigatori ricevendoli nella casa a pian terreno di una vicina, non nella sua. Una mossa decisamente sospetta, tuttavia, la donna, che lavora come addetta alle pulizie in un albergo del posto, ha un alibi, quando Denise è scomparsa era al lavoro, è stata vista da molti colleghi. Molto più farraginoso l’alibi di sua figlia Jessica, i cui spostamenti, all’ora in cui Denise è scomparsa, non sono chiari, eccetto uno: dopo le 12 è andata da sua madre in albergo. Jessica viene indagata per sequestro, mentre il suo fidanzato, il tunisino Gaspare Ghaleb, per falsa testimonianza. Neanche lui, infatti, sa spiegare cosa ha fatto il giorno del sequestro della bambina.

La rivelazione

La svolta nelle indagini arriva con un’intercettazione ‘bomba’. Rivolgendosi alla sorella minore Alice, che quel giorno doveva deporre in Procura, a Marsala, Jessica dice:

“Quanno eramu ‘ncasa, a mamma l’ha uccisa a Denise [Quando eravamo in casa, la mamma ha ucciso Denise]”.

Alice: “A mamma l’ha uccisa a Denise?”.

Jessica: “Tu di sti cosi unn’ha parlari” [non ne devi parlare].

Alice: “È logico”.

Le indagini

“A mamma’, è Anna Corona, tuttavia la sola intercettazione non appare sufficiente ai pubblici ministeri per giustificare un suo coinvolgimento e la posizione della donna viene archiviata. Resta indagata, con lo spettro di una condanna a 15 anni, la sola Jessica, sulla quale pesa un’altra intercettazione. Si tratta di una frase raccolta in caserma mentre la giovane si confrontava con la madre in attesa di essere interrogata. “Quando ero cu’ Alice (sua sorella minore) a casa c’ha purtai” [Quando ero con Alice, a casa gliela portai]. Gli investigatori credono che la ragazza parli di Denise e che ‘la casa’ dove l’avrebbe portata sia quella di suo padre, Piero Pulizzi.

Il processo

L’autista di autobus, contemporaneamente padre dell’accusata e della vittima, al processo si costituisce parte civile contro la figlia Jessica, al fianco di Piera, che intanto si è separata dal marito Toni Pipitone. In aula la donna rende una deposizione di ore: parla dell’odio plateale di Jessica e Anna per lei, della presunta omosessualità di questa, delle minacce, della sua bambina. Il momento cruciale del processo è quando Jessica Pulizzi, interrogata dall’avvocato di parte civile, Giacomo Frazzitta, distoglie lo sguardo improvvisamente quando il legale le mette davanti la foto di Denise: “La guardi!”, incalza il legale, ma la ragazza non riesce a farlo. Il processo si conclude con una sentenza che colpisce come una coltellata i genitori di Denise. Jessica Pulizzi viene assolta per non aver commesso il fatto. Le intercettazioni, unico elemento a suo carico oltre alla mancanza di un alibi, vengono giudicate generiche e incomprensibili.”Bisogna chiedersi se esiste un torto così grande da essere pagabile con la vita di una bambina –  ha commentato Piera attraverso il blog dedicato a Denise –  E così, tra l’indifferenza prudente dei molti, chi ha fatto il male cammina tranquillo per strada”.

L’epilogo

I genitori di Denise continuano a lottare per la propria figlia e per tutti gli altri bambini ‘fantasma’. A tenere viva la speranza resta una sola possibilità: che chi ha visto e sa, si faccia finalmente avanti. Non è mai troppo tardi per la verità.

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