Spiavano politici e istituzioni tra cui Renzi, Draghi e Monti: Due fratelli in manette | Newsitaliane.it - Part 2

Spiavano politici e istituzioni tra cui Renzi, Draghi e Monti: Due fratelli in manette

Una centrale di spionaggio telematico. Ai danni di personalità istituzionali – su tutti l’ex premier Matteo Renzi e Mario Draghi, attuale presidente della Bce – vertici militari (l’ex comandante generale della Guardia di Finanza. Saverio Capolupo); Valicano (nella persona del cardinale Gianfranco Ravasi); pubbliche amministrazioni e sindacati (Enav, Regione Lizio e Cgil); ex presidenti del consiglio (Mario Monti); parlamentari; dirigenti pubblici c studi professionali.

Due fratelli romani, ma residenti a Londra, l’ingegnere nucleare Giulio Occhionero, 45 anni, e sua sorella Francesca Maria, di 49 anni, sono stati arrestati dalla Polizia con l’accusa di essere entrati in possesso, almeno dal 2012 e fino allo scorso mese di agosto, di «informazioni, atti, documenti, anche di natura riservata e perti nenti alla sicurezza pubblica». In molti casi, scrive nelle 46 pagine dell’ordinanza con la il giudice per le indagini prelimari Maria Paola Tomaselli accoglie la richiesta di custodia cautelare nei confronti dei fratelli Occhionero, «i sistemi informatici aggrediti sono certamente di interesse militare o relativi all’ordine e sicurezza pubblica o, comunque, di interesse pubblico». Circostanza che potrebbe comportare per i due arrestati, peri quali al momento la procura di Roma procede per accesso abusivo a sistemi informatici, intercettazione fraudolenta e installazione abusiva di software, un aggravamento delle contestazioni. Fino a ricondurre «le azioni criminose nell’ambito dei delitti contro la personalità dello Stato».

Gli Occhionero, hanno ricostruito gli specialisti del Centro nazionale anticrimine informatico della Polizia postale (Cnai-pic) titolari delle indagini, si servivano di un m aiutare – Eye-Pyramid, da qui il nome dell’inchiesta – per accedere abusivamente alle caselle di posta elettronica. Una volta infettato il pe del destinatario con il software per controllare il sistema informatico da remoto, i file venivano memorizzati in server localizzati negli Stati Uniti (a Prior Lake, in Minnesota e a Salt Lake City, Utah). Impianti che adesso, grazie alla collaborazione con l’Fbi, sono sotto sequestro.

Tutto è nato da una segnalazione ricevuta dal responsabile della sicurezza dell’F.nav, che il 1‘ marzo 2016 si è insospettito una volta ricevuta una mail da uno studio legale con il quale l’Ente nazionale per l’assistenza al volo «non aveva mai avuto contatti». Da lì sono iniziate le indagini degli uomini della Polizia postale, specializzali nella protezione delle «infrastrutture critiche». Indagine di cui Giulio Occhionero «a parti re dalle ore 14,41 del 4 ottobre 2016» deve aver avuto sentore (un poliziotto è indagato per favoreggiamento, ndr), visto che da quel momento «diede inizio alla distruzione degli elementi di prova a suo carico, cancellando dati che erano presenti sia sul suo pc locale che su alcuni dei server remoti».
Gli investigatori hanno individuato una tabella nella quale sono riportate 18.327 usema- me – il nome con cui un utente viene riconosciuto on line – catalogate in 122 categorie in base al target (politica, affari) da aggredire.

Oltre a Renzi, Draghi e Monti sul fronte istituzionale risultano tentativi di infezione, «più o meno riusciti», nei confronti di Fabrizio Saccomanni, ex ministro dell’Economia, Mario Canzio, ex Ragioniere generale dello Stato, e Vincenzo Fortunato, già capo di gabinetto all’Economia. Ira i politici, l’ordinanza cita Piero Fassino (Ds); Paolo Ronaiuti e Fabrizio Cicchino (Ned); Maria Vittoria Brambilla (FI); Ignazio La Russa (Fratelli d’Italia) e Daniele Capezzone (Conservatori Riformisti).

Per gli inquirenti il lavoro «c solo all’inizio». Il primo passo sarà accertare se la mole di documenti trafugati è da collega- re esclusivamente alle finalità professionali degli Occhionero, per permettere ai due fratelli di «avvantaggiarsi nel mondo della politica e dall’alta finanza grazie a un cospicuo patrimonio conoscitivo», oppure se dietro l’accesso abusivo alle caselle di {tosta elettronica si nasconde altro.
Di certo parte dell’attività di intercettazione ha riguardato dieci esponenti delle varie logge massoniche italiane «per giochi di potere all’interno del Grande Oriente d’Italia», cui appartiene, scrive il giudice Toro ascili, «anche Occhionero». Tuttavia gli «interessi illeciti oscuri» sono confermali, è scritto nell’ordinanza, anche dal fatto che quattro caselle di |X)sta elettronica utilizzate risultavano già presenti negli atti delle indagini relative alla P4.

Politici come gli ex premier Renzi e Monti, vertici di istituzioni come il presidente della Bce Draghi e l’ex comandante generale della Guardia di Finanza. Capolupo, religiosi come il Cardinal Ravasi. enti come l’Enav e la Regione Inizio. Tutti vittime di una massiccia attività di cyberspionaggio organizzata dai due fratelli Giulio e Francesca Maria Occhionero, arrestati nel corso di un’operazione condotta dalla Polizia postale e coordinata dalla procura di Roma. Sono molti gli interrogativi cui i prossimi accertamenti, anche con rogatorie negli Usa, potrebbero dare risposta.
Virus. Il metodo usato dagli Occhionero – 45 anni Giulio, ingegnere nucleare, già venerabile maestro di una loggia massonica collegata al Grande Oriente d’Italia, 49 anni Francesca Maria, entrambi residenti a Londra ma domiciliati a Roma – era quello classico del malware: un virus (Eye Pyramid) che, una volta installato non solo garantisceall’hacker il controllo da remoto del sistema infettato. ma permette di sottrarre i documenti contenuti senza che la vittima possa accorgersene. Lo stesso malware compariva nell’inchiesta sulla P4, ma allora non era stato possibile risalire al reale utilizzatore.

Enav. A far scattare l’indagine un messaggio di posta elettronica inviato all’Enav spa. Il responsabile sicurezza dell’ente, insospettito dalla mail proveniente apparentemente da uno studio legale con cui non aveva mai avuto rapporti, anziché aprirla, la invia ad una società specializzata che individua la presenza del malware. Da segnalazione viene i inviata alla Polizia postale che, riesce a risalire agli Occhionero.
Database. Nelle mani della Postale c’è un database con oltre 18.527 username catalogati in 122 categorie: politici, affari, massoni, ecc. E ci sono anche migliaia di file cifrati che si proverà ad aprire superando le protezioni poste. I server in cui i due avevano immagazzinato le informazioni raccolte sono stati sequestrati negli Usa dallFbi. Tramite rogatoria verrà chiesto l’accesso al contenuto per capire con esattezza quali dati sono stati rubati ed il giro d’interessi degli Occhioncro. L’indagine coordinata con l’Fbi partita dopo un tentativo di intrusione all’Enav Spiati. Nell’elenco degli spiati figura dunque Renzi, che nel giugno scorso ha subito due tentativi di intrusione nella mail personale. Tra giugno e luglio sono stati registrati due assalti all’account istituzionale di Mario Draghi. E aggressioni telematiche hanno riguardato anche l’ex premier Mario Monti. Piero Fassino, Fabrizio Cicchino, Maria Vittoria Brani-

Sicurezza. A partire dal 4 ottobre Giulio Occhionero ha iniziato a distruggere gli elementi di prova a suo carico cancellando dati clic erano presenti nel suo pc e su alcuni server. Nell’ordinanza di custodia si parla di «disegno criminoso volto ad acquisire, informazioni c dati sensibili clic permettessero ai due di avvantaggiarsi nel modo della politica e dell’alta finanza». Ed il pericolo era «estremamente grave» nel momento in cui le (violazioni ri guardavano la sicurezza nazionale come per l’Enav.

Che tipo di informazioni sono state sottratte? Che utilizzo ne è stato fatto? H chi c’è dietro ai fratelli Occhionero? L’inchiesta della Polizia che ha svelato una centrale di spionaggio e dosscriaggio a danno di politici, istituzioni, aziende di Stato e professionisti è solo agli inizi e per il personale del la Polizia Postale il lavoro più difficile comincia ora.
«Abbiamo evidenze», dice il direttore della Polizia Postale cdcllcComunicazioni, Roberto Di Legami, die guida gli uomini del Cnaipic, il Centro nazionale anticrimine informatico e per la protezione delle infrastrutture critiche – che Fattività di spionaggio «andava avanti dal 2010 e niente può escludere che possano averlo fatto da molto prima». I poliziotti hanno scoperto «decine di migliaia di account su cui ci sono stati tentativi di infiltrazione» spiega Di Legami sottolineando che al momento è stato «ricostruito come veniva fat- ta l’esfiltrazionedei dati, come si procedeva al successivo invio in America c individuato il posto dove il materiale era nascosto». Ma ci sono «migliaia di file cifrati che ora dovremo cercare di «aprire» superando le protezioni che sono state poste». In particolare gli accertamenti dovranno chiarire quale utilizzo sia stato fatto da parte dei fratelli Occhionero dei dati sottratti ai politici e alle istituzioni c se i due possano

aver ottenuto vantaggi economici per la società di intermediazione finanziaria, la Wc- stland Securities, utilizzando le informazioni finanziarie. Perché che vi sia stato un qualche fine è evidente e lo dimostra anche il fatto che l’intera rete di computer per infettare i pc, prosegue di Legami, sia stata «tenuta e mantenuta per almeno sei anni» nella massima efficienza. Le attività condotte finora, però, «non hanno evidenziato particolari contatti del soggetto, una rete di facilitatoli, una rete di mandanti o attività estorsiva».
Dunque, «il fine ultimo dei file è ancora da capire, anche se riteniamo-conclude il capo della Polizia Postale – che il vantaggio non fosse nella monetizzuzione e commercializzazione delle informazioni a professionisti c» politici, quanto nel potere che quelle informazioni sono in grado di produrre».

Si chiama «Pobu», «Politicai and business», ed è una cartella virtuale contenente quasi 700 file relativi a personaggi politici, «appoggiata» in un server negli Usa in cui sono conservati oltre 1 Binila uscmame, i nomi con cui gli utenti vengono riconosciuti online: è la prova che qualcuno, almeno dal 2010, spia l’intero sistema di potere italiano, rubando informazioni e dati sensibili dei vertici politico-economici dello Stato e delle principali aziende del paese. (.’inchiestadella Polizia Postale che ha portato in carcere Giulio Occhionero e sua sorel la Francesca Maria,, apre scenari inquietanti per il Paese se è vero, come scrive il Gip di Roma Maria Paola Tomasselli, che vi è stata una «alterazione del sistema, con grave rischio per la sicurezza nazionale»: sono state acquisite informazioni che «nell’interesse politico interno e della sicurezza pubblica devono rimanere riservate».

Acquisite per almeno dal maggio del 2010 all’agosto del 2016. Si tratta di una vicenda che non è «un’iniziativa isolala» dei due fratelli masi colloca in un più ampio contesto in cui operano «interessi illeciti oscuri» tanto da aprire «ulteriori spazi per l’aggravamento delle contestazioni». Se infatti sarà dimostrata la «segretezza» dei dati sottratti e «la loro pertinenza al settore politico e militare, sarebbe inevita

bile ricondurre le azioni criminose nell’ambito dei delitti contro la personalità dello Stato». Vale a dire procacciamento di notizie concernenti la sicurezza dello Stato e spionaggio politico e militare. Nelle carte una pista è tracciata c porta dritto a Luigi Bisignani, l’uomo d’affari Unito al centro dell’indagine napoletana sulla P4, condannato ad un anno e 7 mesi per associazione a delinquere, favoreggiamento, rivelazione del segreto e corruzione. Un indirizzo mail comparso nell’inchiesta «purge626@gmail.com – «sarebbe collegato a operazioni di controllo da parte di Luigi Bisignani nei confronti dell’onorevole Papa e delle Fiamme Gialle». Al momento «non è dimostrato il collegamento con altri procedimenti penali». Gli account rubati, oltreapolitici di spicco come Renzi e Draghi, riguardano 5 ministeri (Esteri, Interni, Giustizia, Istruzione e Tesoro), Camera e Senato Eni, Finmeccanica e Enel. Ma «non si può escludere», scrive il Gip, clic oltre a quelli sequestrati, «esistano altri server che non sono stati individuati o addirittura server di backup».

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