IL serial Killer Charles Manson ricoverato: “È in fin di vita” | Newsitaliane.it

IL serial Killer Charles Manson ricoverato: “È in fin di vita”

Il pluriomicidia Charles Manson è stato trasferito dalla prigione all’ospedale del Central Valley. Da alcune fonti si è appreso che l’uomo è molto malato, anche se non si hanno informazioni dettagliate.Manson e altri membri della sua cosiddetta famiglia sono stati condannati per aver ucciso l’attrice Sharon Tate e altre sei persone nel corso di una furia sanguinaria nella zona di Los Angeles nel corso di due notti di agosto nel 1969. I procuratori hanno detto che Manson ei suoi seguaci stavano cercando di incitare una guerra e che credeva fosse il canto dei Beatles “Helter Skelter”.

Gli occhi sbarrati di Charles Manson sono diventati t-shirt e gadget, film e fumetti fatturando svariati milioni di dollari. Ora però l’assassino più pop del mondo sta male, malissimo. A 82 anni, 45 dei quali passati nella prigione statale di Corcoran, in California, per scontare una condanna all’ergastolo, è stato trasferito all’ospedale di Bakersfield, a un centinaio di chilometri. Nessun’agenzia sa dire cosa gli sia capitato. Il che alimenta la voglia di mistero sul conto di questo personaggio, tipico esempio di realtà che supera la fantasia.

Nato a Cincinnati, in Ohio, nel 1934 da un padre sconosciuto e da una madre prostituta e alcolizzata, è il simbolo più inquietante della controcultura dei Sixties. Cresciuto tra furti e rapine, finisce più volte in carcere e dietro alle sbarre comincia a interessarsi di occultismo e ipnosi. Libero nel 1967, si dà alla musica nel pieno della stagione psichedelica.

A San Francisco crea una setta, «The Family», composta soprattutto da ragazze, che, tra rapine, droga e sesso di gruppo, lo considerano un «santone»; del resto lui ogni tanto si definisce «dio» oppure una reincarnazione di Gesù. Ma in realtà è un fallito, frustrato perché il suo talento musicale più di tanto non convince. Quando nel 1969 passa alle maniere davvero forti, raggiunge il culmine propiziando prima, il 31 luglio, l’omicidio di Gary Hinman, un insegnante di musica, poi, il 9 agosto (a pochi giorni dalla Summer of Love dei freak di Woodstock), quello dell’attrice Sharon Tate, moglie del regista Roman Polanski, all’ottavo mese di gravidanza. Oltre alla Tate e al suo bambino, vengono efferatamente ammazzate altre quattro persone, e il giorno seguente ancora due. Manson dice d’ispirarsi a Helter Skelter, un brano del 1968 dei Beatles, che secondo lui è la stura alla diffusione del caos nel mondo. La sua fissa è infatti la «guerra razziale», da scatenare assalendo i ricconi bianchi dei quartieri alti per poi far ricadere la colpa sui neri.

Nel marzo 1971 Manson, che non ha mai confessato le proprie responsabilità, viene quindi condannato a morte come mandante degli assassinii del 1969, salvo poi vedersi commutare la pena nel carcere a vita allorché, nel 1972, la California abolisce la pena capitale. Al processo si presenta con una X incisa sulla fronte che poi in carcere trasforma in una svastica.
Attorno a lui fioriscono rapidamente le teorie del complotto più pirotecniche. Lo si è voluto persino satanista, ma, nonostante alcuni contatti con quegli ambienti, il guru-assassino è piuttosto il frutto di un cocktail micidiale di sballo e invidia sociale, il prodotto – scrive il sociologo Massimo Introvigne in Sa- tanism: A Social History (Brill, Leida 2016) – «della sottocultura dello spaccio di droga e di una vita spesa per lo più in carcere».

“La verità è adesso, la verità è proprio qui” (Charles Manson)

Oggi abbiamo letto alcuni brani tratti dalla deposizione di Charles Manson in tribunale, pubblicata in I vostri bambini – Your children:

“Stando da soli per così tanto tempo, quando si esce si apprezzano cose che la gente non vede mai; voi ci camminate sopra ogni giorno. […]
Io so che l’unica persona che posso giudicare sono io.
Io giudico ciò che ho fatto e giudico ciò che faccio.
Guardo e vivo con me stesso ogni giorno.
Io sono contento con me stesso. […]
Nel penitenziario non ho mai trovato un uomo cattivo; ogni uomo mi ha sempre mostrato il suo lato migliore, erano le circostanze che lo avevano portato dov’era. Egli non sarebbe stato lì, è un essere umano buono, proprio come il poliziotto che lo ha arrestato. Non ho niente contro nessuno di voi. Ma penso che sia il momento buono perché voi tutti cominciate a guardarvi, e giudichiate le bugie nelle quali vivete.
Mi siedo e vi osservo dal nulla e non ho nulla in mente, nessuna malizia nei vostri confronti e nessuna lamentela. […]
Voi non siete voi, siete solo dei riflessi, siete riflessi di tutto quello che credete di sapere, di tutto quello che vi è stato insegnato.
I vostri genitori vi hanno detto cosa siete. Vi hanno costruito prima che voi aveste sei anni, e quando voi eravate a scuola e vi facevate il segno della croce e giuravate fedeltà alla bandiera, essi in realtà vi intrappolavano, perché a quell’età voi non conoscevate alcuna menzogna, finché quella menzogna non fu riflessa su di voi. […]
La verità è adesso, la verità è proprio qui. La verità è questo minuto, e noi esistiamo in questo minuto. […]
La mia realtà è la mia realtà e io sto dentro me stesso nella mia realtà. […]
Non ho mai trovato niente di sbagliato. Ho osservato tutto ciò che è sbagliato, e tutto è relativo.
È sbagliato non avere denaro.
È sbagliato pagare in ritardo la rata della macchina.
È sbagliato rompere la TV.
È sbagliato avere ucciso il presidente Kennedy.
È sbagliato, è sbagliato, è sbagliato… voi continuate, lo ammucchiate nella vostra mente.
Voi siete bastonati da tutto ciò, e nella vostra confusione… Mi sono deciso, penso a me stesso. Vi guardo e dico: «Okay, decidetevi, pensate a voi stessi, poi guardate le vostre madri, i vostri padri, i vostri insegnanti, i vostri predicatori, i vostri politici e il vostro presidente e conservate le vostre opinioni, le considerazioni, le conclusioni». Vi guardo e dico: «Okay, se voi foste veri mi andrebbe bene; ma voi non mi sembrate veri. Voi mi sembrate un composto di ciò che qualcuno vi ha detto che siete. Voi vivete per le opinioni degli altri e mostrate il dolore sul vostro volto, non siete sicuri di come siete e vi chiedete se sembrate a posto». […]
Non ho fatto altro che stare seduto in prigione pensando a niente. Niente a cui pensare. […]
Così si va verso la consapevolezza: quante crepe puoi contare nella parete?”

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