Genova shock, Panettiere uccide dipendente che gli chiedeva un aumento | Newsitaliane.it

Genova shock, Panettiere uccide dipendente che gli chiedeva un aumento

Un panettiere di Genova ieri mattina ha ucciso il suo dipendente al culmine di una lite per motivi di lavoro. È avvenuto intorno alle 5 nel panificio «Il granaio» in corso Buenos Aires. Il movente dell'omicidio è una questione di denaro: il dipendente voleva un aumento. I due hanno litigato e discusso e poi sono venuti alle mani: il proprietario ha colpito più volte il dipendente con un coltello da pane e poi con un cacciavite. L'uomo è morto prima che arrivassero i soccorsi.

Un normalissimo giovedì di gennaio si è trasformato, nella giornata di ieri in una vera e propria tragedia nella città di Genova dove un giovane uomo di 34 anni sembrerebbe avere ucciso a coltellate il dipendente del forno di cui lo stesso è titolare. Cosa sia realmente accaduto tra i due e quindi cosa abbia causato la furia omicida nel 34enne di origini albanesi non sembrerebbe essere al momento ancora chiaro ma stando a quanto emerso dalle prime indiscrezioni sulla tragedia e secondo quella che è una prima ricostruzione della vicenda effettuata dagli inquirenti sembra proprio che tra i due giovani sia scoppiata una lite dovuta a dei soldi arretrati che la vittima avrebbe dovuto ricevere. Purtroppo però tale discussione, che sempre stando ad una prima ricostruzione sembrava andare avanti ormai da diversi giorni, non si è placata con il passare del tempo ma al contrario è culminata in tragedia in quanto i due sarebbero prima arrivati alle mani e successivamente, proprio il 34enne titolare del forno avrebbe preso un coltello e avrebbe colpito il 25enne al torace con diverse coltellate, arrivando al punto di ucciderlo e porre per sempre fine alla sua giovanissima vita.

Alcune indiscrezioni rivelano che la giovane vittima avrebbe anche provato a difendersi dalla furia del 34enne ma purtroppo senza riuscirci in quanto quest’ultimo, oltre ad utilizzare un coltello per colpire il dipendente avrebbe anche utilizzato un cacciavite. L’omicidio è avvenuto all’alba di ieri, intorno alle ore 5.00 e a chiamare le forze dell’ordine per informarli di quanto accaduto sembrerebbe essere stato proprio E.V, il 34enne proprietario del locale sito nella via Buenos Aires all’interno del quale è avvenuta la tragedia e che sarebbe stato già arrestato dalla polizia. “Ho accoltellato un uomo nel mio negozio”,  sarebbero state queste nello specifico le parole espresse dal 34enne al telefono con gli agenti ed immediatamente è stato lanciato l’allarme ma purtroppo quando gli operatori sanitari del 118 sono arrivati sul posto non hanno potuto fare davvero nulla per soccorrere il venticinquenne di origine ivoriana in quanto il suo cuore aveva già smesso di battere per sempre e quindi, i soccorritori, non hanno potuto fare altro che costatarne il decesso.

Sul luogo della tragedia, e precisamente come sopra anticipato nella via Buenos Aires della città di Genova, oltre che gli operatori sanitari del 118 sono anche intervenuti i poliziotti della scientifica per poter effettuare i dovuti accertamenti e ricostruire l’esatta dinamica della vicenda e proprio le forze dell’ordine hanno provveduto ad arrestare il 34enne che, nelle ore successive è stato ascoltato dagli agenti della squadra mobile e dal magistrato di turno ai quali avrebbe raccontato di essere stato colto da un raptus omicida a seguito del quale avrebbe colpito il giovane dipendente fino ad ucciderlo.

Voleva un aumento di stipendio Amadi Diallo, un ivoriano cittadino del Mali di 25 anni, ucciso dal suo datore di lavoro dentro il panificio «Il granaio» di corso Buenos Aires, a Genova. Dopo un anno passato tra impasti e farina, Diallo pensava che gli spettasse qualche euro in più in busta paga, da mandare ai parenti. E così con il nuovo anno aveva iniziato a discutere quasi ogni giorno con Ezyon Veizay, albanese di 34 anni, titolare del forno.
Fino a ieri mattina quando la discussione è diventata più tesa e dopo parole e colpi sono spuntati un coltello e un cacciavite con cui l’albanese ha ferito a morte il dipendente. La discussione inizia alle 5 del mattino, quando il titolare arriva al forno. Sono solo in due, nessun altro dentro il panificio. Diallo chiede più soldi, circa cento euro in più, Ezyon li nega. A un certo punto il titolare perde il controllo, si scaglia contro il suo dipendente. Prima a mani nude, poi con un coltello e un cacciavite. Almeno un paio di fendenti raggiungono Diallo al torace che, secondo la prima ricostruzione, avrebbe anche tentato di difendersi. Preso dalla furia, il titolare prende anche un cacciavite e dà un ultimo colpo al ragazzo. Poi, Ezyon chiama la polizia.
IL DENARO«Venite, ho ucciso un mio dipendente». L’uomo viene arrestato e interrogato dal pm Elisa Floris. «Ho perso la testa – spiega l’uomo – litigavamo da un paio di giorni. Mi chiedeva un aumento, ma io non ero nelle condizioni di darglielo. Ho perso la testa». Una tragedia che ha sconvolto tutti i commercianti della zona che conoscevano il titolare del forno, sposato e con un figlio di tre anni. Tutti lo descrivono come un uomo buono, pacato, gentile e disponibile. Nessuno si sarebbe immaginato invece che potesse arrivare a tanto. Ezyon era in Italia da dieci anni e aveva preso la cittadinanza italiana.
IL CONTRATTOUn anno fa aveva assunto Diallo, con regolare contratto, per fare i turni di notte. L’africano, dopo un anno, voleva vedere più ricca la sua busta paga. Ma la crisi e il calo delle vendite non hanno permesso a Ezyon di concedere l’aumento al suo dipendente.
Dopo le liti è arrivata la tragedia. Quando il personale medico del 118 è arrivato nel panificio Diallo era già morto. Polizia e soccorritori hanno trovato il panettiere accanto al corpo del suo dipendente.

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