Dramma in vetta alla Presolana, morti due amici escursionisti bresciani | Newsitaliane.it

Dramma in vetta alla Presolana, morti due amici escursionisti bresciani

Castione della Presolana (Bergamo), 8 gennaio 2017 - Tragico incidente in montagna intorno alle 13.30 di oggi, domenica 8 gennaio. Due escursionisti di 39 e 40 anni sono morti dopo essere precipitati per diversi metri in un burrone ai lati di un sentiero.

Drammatico incidente registrato nella giornata di ieri al passo della Presolana, in alta Valle Seriana, dove purtroppo due persone hanno perso la vita precipitando da un’altitudine di poco più di 2.500 metri. Davvero un tragico incidente avvenuto nella giornata di ieri, dunque, domenica 8 gennaio intorno alle ore 13.30 quando due persone, ovvero un uomo di 44 anni ed uno di 39 sono precipitati nella zona della Grotta dei Pagani.Le vittime sono Stefano Moreni, ovvero l’uomo di 44 anni di Brescia ed Antonio Tinti una 39enne di Bedizzole, i quali facevano parte di una comitiva composta anche da due uomini di 49 e 29 anni e da una donna di 39 anni, che fortunatamente sono rimasti illesi, e non hanno potuto far altro che assistere impotenti alla tragedia.

Stando a quanto si è appreso del corpo dl soccorso alpino, uno dei due sarebbe scivolato, forse in un tratto ghiacciato dl sentiero, e l‘amico avrebbe tentato di trattenerlo ma sarebbe stato trascinato nella cadute; i due escursionisti, purtroppo sono precipitati in un canalone, morendo molto probabilmente sul colpo.

Come abbiamo già anticipato, purtroppo gli amici delle due vittime non hanno potuto far altro che assistere impotenti alla tragedia, lanciando immediatamente l’allarme. Nel giro di pochi minuti il soccorso alpino è arrivato sul luogo della tragedia e si è occupato del recupero delle due salme. Sul luogo della tragedia sono giunti anche i tecnici della VI Delegazione Orobica del Soccorso alpino. Adesso sul caso indagano i carabinieri di Clusone, anche se sin dai primi momenti si è detto che la causa principale della tragedia potrebbe essere legata al ghiaccio presente sul sentiero; le temperature, nonostante il bel tempo, erano piuttosto gelide.

Il sentiero, che varia dai 1.200 metri ai 2.500, non presenta particolari difficoltà tecniche, anche se richiede comunque una certa esperienza e l’utilizzo di attrezzature adeguate. Gli altri tre escursionisti che facevano parte del gruppo, sono stati accompagnati a valle, illesi. I carabinieri della compagnia di Clusone, come abbiamo già anticipato, si stanno occupando di ricostruire nei dettagli la dinamica del drammatico incidente, anche se non sembrano esserci tanti dubbi al riguardo. Bisognerà attendere le prossime ore per avere conferma di quanto effettivamente accaduto.

La discesa dalla vetta alla Grotta dei Pagani sembrava perfetta, il panorama dalla Presolana mozzafiato. Allimprowiso, però, l’ultimo della fila. il quarantaquattrenne Stefano Moreni, di Brescia, è scivolato. Forse tradito da un tratto del sentiero ghiacciato. In un istante è ruzzolato in avanti. schivando i tre compagni di escursione che lo precedevano. Il primo della fila, forse per via di quella frazione di tempo in più rispetto agli amici dietro di lui. d’istinto è intervenuto: così Antonio Tinti. 39 anni, pure bresciano, di Bedizzole, ha afferrato il compagno. Ma entrambi sono finiti in un canalone, facendo un volo di una cinquantina di metri che è risultato fatale per tutti e due.

Il dramma si ò consumato alle 13.30 di ieri pomeriggio, sulla Presolana. Stefano e Antonio sono morti sul colpo. E a comprendere che per loro non c’era ormai più nulla da fare è stato, per primo, uno degli altri tre compagni d’escursione. Di professione medico, c riuscito a raggiungere i due e ha riferito ai colleghi del 118, nel frattempo avvertiti telefonicamente – nonostante le difficoltà della ricezione del segnala dei cellulari in quella zona -. che per le ferite riportate dai due amici in quell’improwisa e imprevedibile caduta non erano compatibili con la vita. Il gruppo era attrezzato con ramponi: i cinque, tutti esperti di montagna, non erano in cordata.

E non era nemmeno la prima volta che percorrevano quel sentiero della Presolana: un tragitto non pericoloso, ma da affrontare soltanto con un’apposita attrezzatura. Poca, ieri, la neve presente: una ventina di centimetri al massimo, nemmeno in tutti i punti. Diversi. invece, i tratti ghiacciati. La tragedia a circa 2.400 metri di quota, appunto nei pressi della Grotta dei Pagani, nella fase di discesa per il gruppo. Con l’allarme sono scattati, immediati, i soccorsi: il 118 ha inviato sulla Presolana l’elisoccorso mentre da elusone si è mobilitato il Soccorso alpino della VI delegazione orobica. L’elicottero ha portato sul luogo della tragedia il medico, per poi trasportare in quota altri due tecnici del Soccorso alpino (oltre a quello, fisso, presente sull’elisoccorso stesso). Gli altri tre escursionisti – una donna di 39 anni e due uomini, di 29 e 49 anni – sono stati accompagnati a valle, illesi, da una squadra del Soccorso alpino. Dopodiché l’équipe dell’elisoccorso ha provveduto a recuperare le due salme, trasferite a Dorga.

La procura, informata dai carabinieri di elusone,a loro volta intervenuti sul posto, ha disposto l’immediato nulla osta alla restituzione dei due corpi senza vita alle rispettive famiglie, non essendoci dubbi sulla dinamica dell’incidente e non rendendosi necessarie le autopsie. E proprio i carabinieri di elusone sono stati, ieri, i primi a giungere al cimitero di Dorga, dove sono stati ricomposti i corpi dei due escursionisti. Alla spicciolata sul posto sono giunti anche alcuni passanti e giornalisti delle testate locali e nazionali.
Verso le 16, in macchina e guidati da un tecnico del Soccorso alpino, sono stati riaccompagnati a valle i tre escursionisti che facevano parte della spedizione: i tre si sono messi a disposizione dei carabinieri. che hanno verbalizzato le loro testimonianze. Poi, mezz’ora dopo, quando le operazioni di recupero sono terminate, al cimitero di Dorga sono state portate le salme dei due escursionisti: verso le 16,30 il primo volo dell’elicottero. Qualche minuto dopo, il secondo. Le salme sono state portate all’interno del cimitero,in attesa del medico legale e dei familiari che nel frattempo sono stati avvisati della tragedia (le due vittime non avevano con loro i documenti). Una prima benedizione è stata impartita loro dal parroco di Castione, don Stefano Pellegrini. Gli amici hanno aspettato che le salme venissero portate all’interno della camera mortuaria e poi, sconvolti, se ne sono andati senza dir nulla.

Il modo di procedere in montagna dipende sostanzialmente dal tipo di terreno su cui avviene la progressione. Molto schematicamente possiamo considerare due tipologie principali di progressione:  orizzontale tipica dell’escursionismo, dello scialpinismo, ma anche dell’alpinismo stesso (ad esempio durante l’attraversamento dei ghiacciai);  verticale tipica dell’alpinismo, dell’arrampicata in generale e delle ascensioni tecnicamente impegnative. Tralasciando in questa trattazione i pericoli oggettivi dovuti all’ambiente esterno (valanghe, temporali, ecc.), la principale causa di pericolo intrinseco in entrambi i casi è la caduta. Ci concentreremo in questo documento sulla progressione verticale, in quanto più gravosa dal punto di vista delle sollecitazioni in atto. Associamo la progressione verticale all’arrampicare, nel senso più ampio del termine. L’arrampicare necessita di un insieme di materiali e tecniche non solo al fine della progressione vera e propria, ma anche e spesso soprattutto per l’assicurazione. Si pensi all’arrampicata sportiva dove la progressione avviene solo e unicamente grazie alle capacità motorie individuali. In questo caso i materiali utilizzati hanno il solo scopo di garantire la sicurezza dell’alpinista. Il movimento, detto anche progressione, viene realizzato a “tiri” della cordata partendo ed arrivando ad un vincolo fissato alla parete denominato sosta. Quest’ultima deve garantire un sicuro punto di assicurazione per la cordata. Con cordata si intende la squadra formata da due o tre alpinisti collegati tra di loro ed assicurati alla parete attraverso l’utilizzo di una corda. Con il termine “tiro” della cordata si intende che uno dei componenti, detto “primo di cordata”, sale posizionando delle protezioni che permettono di limitare i dammi in caso di caduta del medesimo. Il compagno, detto secondo di cordata, è vincolato ad una sosta ed assicura il primo. Sale successivamente quando il primo ha raggiunto o realizzato un punto di sosta, si è nuovamente vincolato ad un’altra sosta e lo assicura dall’alto.

3 Catena di assicurazione La principale causa di pericolo durante l’attività alpinistica è quindi la caduta. Per intervenire in caso di caduta e limitare i danni agli alpinisti (sia a colui che cade, sia a chi sta assicurando) si realizza una Catena di Assicurazione. Con questo termine identifichiamo l’insieme degli elementi, materiali e tecniche, che permettono di trattenere la caduta. I materiali che la compongono sono: corda, imbragatura, casco, moschettoni, cordini, fettucce, chiodi, dadi, friend, ecc. L’indebolimento di uno degli anelli della catena di assicurazione può comportare conseguenze anche molto gravi alla cordata. Una corretta conoscenza delle nozioni fondamentali della catena di assicurazione può quindi comportare notevoli ed indubbi vantaggi di natura pratica durante la progressione, nonché essere d’aiuto nel momento della scelta dell’attrezzatura. 4 Le normative di riferimento Relativamente alle attrezzature da alpinismo, queste devono soddisfare normative emesse dal Comitato Europeo per la Normazione (CEN) e dall’Unione Internazionale delle Associazioni Alpinistiche (UIAA). Hanno per oggetto le attrezzature per alpinismo, che comprendono caschi, imbragature, utensili da ghiaccio, ecc. Le norme UIAA sono espressione delle decisioni di questa associazione che dal punto di vista formale è una società svizzera con sede a Berna. La UIAA agisce per mezzo di varie commissioni, fra cui la Commissione Sicurezza che si occupa anche delle norme. Le norme CEN sono emanate da questo ente su richiesta del Parlamento Europeo che ha approvato nel 1989 la Direttiva 89/686/CEE, riguardante il Personal Protective Equipment (PPE), in Italiano Dispositivo di Protezione Individuale (DPI). I DPI comprendono gli attrezzi alpinistici, ma prevalentemente tutti gli attrezzi che possono essere usati in campo professionale per prevenire le conseguenze di una caduta dall’alto. 4.1 Cosa è una norma Si tratta di un documento che dice “come fare bene le cose”, garantendo sicurezza, rispetto per l’ambiente e prestazioni certe. Secondo il Regolamento UE 1025 del Parlamento Europeo e del Consiglio del 25 ottobre 2012 sulla normazione europea, per “norma” si intende: una specifica tecnica, adottata da un organismo di normazione riconosciuto, per applicazione ripetuta o continua, alla quale non è obbligatorio conformarsi, e che appartenga a una delle seguenti categorie:  norma internazionale (ISO): una norma adottata da un organismo di normazione internazionale;  norma europea (EN): una norma adottata da un’organizzazione europea di normazione;  norma armonizzata: una norma europea adottata sulla base di una richiesta della commissione ai fini dell’applicazione della legislazione dell’unione sull’armonizzazione;  norma nazionale (UNI): una norma adottata da un organismo di normazione nazionale.

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