Varese: Imprenditore dell’Enoplastic Piero Macchi muore e lascia un milione e mezzo ai dipendenti (Video) | Newsitaliane.it

Varese: Imprenditore dell’Enoplastic Piero Macchi muore e lascia un milione e mezzo ai dipendenti (Video)

Quello di Piero Macchi, come imprenditore, è stato l'ultimo regalo ai suoi dipendenti come segno di riconoscenza.

Un milione e mezzo di euro da distribuire ai suoi 280 dipendenti. E’ stata questa una delle ultime volontà, messa a testamento, da parte di Piero Macchi, il fondatore della Enoplastic di Bodio Lomnago, Comune in Provincia di Varese, che è morto nello scorso mese di giugno all’età di 87 anni.

Quello di Piero Macchi, come imprenditore, è stato l’ultimo regalo ai suoi dipendenti come segno di riconoscenza visto che la Enoplastic al giorno d’oggi è una realtà internazionale con filiali estere e prodotti esportati in oltre 80 Paesi del mondo. La Enoplastic, in particolare, produce chiusure e tappi per bottiglie, sigilli di garanzia, capsule per vini e spumanti, tappi a vite e tappi sintetici.

I 280 dipendenti hanno ricevuto il premio del fondatore, sotto forma di assegno, con la busta paga dello scorso mese di dicembre del 2015 con allegata pure una lettera da parte della moglie di Piero Macchi. La notizia relativa alla donazione non è stata data dalla società, ma dagli stessi dipendenti che ‘evidentemente hanno voluto esternare in questo modo la loro gratitudine nei confronti di papà’ in accordo con quanto dichiarato dalla figlia Giovanna.

La nostra azienda è sempre stata una grande famiglia’, ha aggiunto Giovanna Macchi per un premio ai dipendenti che è stato riconosciuto, riguardo all’importo unitario dell’assegno, in ragione degli anni di anzianità e dei livelli di servizio. In un mercato dove le aziende delocalizzano e spesso sono costrette a licenziare, il lascito testamentario di Piero Macchi per i 280 dipendenti della Enoplastic non può che far notizia.

“Piero Macchi non cercava un capitale, cercava persone che gli garantissero la continuità dell’azienda”  “lui prendeva rabbia quando lo chiamavano ingegnere” spiega la moglie “Ma poi andava all’azienda che costruiva le macchine e spiegava per filo e per segno quali cambiamenti voleva che facessero”

«L’esperienza è la somma degli errori: più errori fai piu esperienza acquisisci». O quando racconta dei suoi prodotti dicendo «Ho sempre cercato di fare qualcosa che non fosse già fatto da altri». Con un solo faro nella mente e nel cuore: «Non è mai una persona sola che può fare tutto, deve sempre essere un gruppo di persone».

QUESTO E’ IL TESTO DELLA LETTERA

«…migliaia, milioni di individui lavorano, producono e risparmiano nonostante tutto quello che noi possiamo inventare per molestarli, incepparli, scoraggiarli. E la vocazione naturale che li spinge; non soltanto la sete di denaro. Il gusto, l’orgoglio di vedere la propria azienda prosperare, acquistare credito, ispirare fiducia a clientele sempre più vaste, ampliare gli impianti, abbellire le sedi, costituiscono una molla di progresso altrettanto potente che il guadagno. Se così non fosse, non si spiegherebbe come ci siano imprenditori che nella propria azienda prodigano tutte le loro energie e investono tutti i loro capitali per ricavare spesso utili di gran lunga più modesti di quelli che potrebbero ottenere sicuramente e comodamente con altri impieghi».

Luigi Einaudi Presidente della Repubblica Italiana (maggio 1948 – maggio 1955)

Cari Collaboratori, questa frase del Presidente Einaudi nonostante abbia più di 60 anni ancora oggi è forse la più bella descrizione del VERO imprenditore. Credo che mio marito fosse così. Un uomo innamorato della sua Azienda che era ed è una sua creatura.

Lui aveva ben presente che non tanto le mura e i macchinari, quanto le persone sono l’Azienda. E se le Donne e gli Uomini che ci lavorano amano e credono nel proprio lavoro fanno prosperare l’Azienda e costruiscono il loro futuro. Lui ha sempre pensato a tutti coloro che hanno costruito con lui questo lungo percorso di fatica e di successi e, anche quando la malattia cominciava a minare la sua forza, tra i pensieri più assillanti c’era quello di trovare il modo più giusto per dimostrare a tutti i Collaboratori la propria riconoscenza.

Ci ha pensato lungamente consultandosi anche con le persone più vicine ma alla fine, come sempre, ha deciso lui in prima persona, assumendosi la responsabilità della scelta.
Con questo gesto personale ha voluto ringraziare non il singolo individuo ma l’intera ‘squadra’ perché solo il collettivo che si muove nella stessa direzione può far prosperare l’azienda e accrescere l’orgoglio di chi in essa opera. Questo deve essere lo spirito di partecipazione di coloro che quotidianamente lavorano in Enoplastic e solo così potrà essere raccolta l’eredità di un uomo che ci ha sempre creduto.

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