Manuel Foffo incontra il padre in carcere “E’ vero volevo ucciderti” | Newsitaliane.it

Manuel Foffo incontra il padre in carcere “E’ vero volevo ucciderti”

Fonte: Settimanale Giallo di Gian Pietro Fiore – La fredda ideazione, pianificazione ed esecuzione di un omicidio tanto efferato, preceduto da sevizie e torture, destano un grande allarme sociale… Le modalità raccapriccianti dell’azione omicida, l’efferatezza delle sofferenze inferte alla vittima prima di ucciderla sono indice di personalità disturbate, prive di sentimenti di pietà, e come tali pericolose, e quindi anche in grado di ripetere condotte analoghe…”. A scrivere queste parole è stato il giudice per le indagini preliminari Riccardo Amoroso che ha convalidato l’arresto di Marco Prato, 30 anni, e Manuel Foffo, 29, i due romani accusati di aver seviziato e ucciso Luca Varani, un ragazzo di 23 anni. Dall’ordinanza traspare quanto questo caso abbia sconvolto il giudice che non ha alcun dubbio sul fatto che i due assassini debbano rimanere in carcere.

“BISOGNA TROVARE NUOVE PROVE” Per il magistrato i due devono restare in cella anche per salvaguardare le prove finora raccolte e quelle ancora da trovare. Scrive Amoroso: «Gli indagati hanno reso versioni contraddittorie. Le rilevanti contraddizioni devono essere chiarite, attraverso un loro confronto o attraverso altri riscontri». Insomma, solo la detenzione in carcere dei due può permettere agli inquirenti di automobili tra cui la soubrette Flavia Vento di cui parliamo nelle pagine successive. Foffo è figlio di un imprenditore, i genitori sono separati e lui abita nell’appartamento del delitto, che è sopra quello della mamma. Insieme sono diventati una coppia di sfrenati assassini, capaci di torturare un ragazzo e di trasformare un appartamento in un mattatoio, come hanno detto i carabinieri, «con l’odore di sangue che si era sparso per tutto il condominio».

“MANUEL VOLEVA UCCIDERE SUO PAPÀ” Continuiamo raccontando cosa ha detto Manuel Foffo, il primo ad aver confessato. Ha precisato innanzitutto di avere «ricordi frammentari», ma non ha dubbi che il ruolo principale nell’omicidio l’abbia avuto Prato. Foffo si è premurato di dire: «Non sono omosessuale». Poi ha ricostruito il suo primo incontro con Prato, avvenuto a Capodanno. Ha detto: «Sono succube di Prato a causa di un video in cui lui ha filmato un nostro rapporto sessuale, tanto da sentirmi quasi costretto a frequentarlo». Quanto alla nascita del progetto omicida, è il giudice Amoroso a scrivere la versione dell’uomo: «Foffo riferiva di avere maturato insieme all’amico, a causa del consumo di droghe e alcolici, delle insane intenzioni omicide, non motivate da nulla se non dalla morbosità della loro condizione di esaltazione tanto da decidere di uccidere senza motivo, ma attratti dal piacere sadico di fare del male».

Manuel Foffo racconta che l’idea «delirante di assassinare qualcuno sarebbe maturata già ore prima del delitto, avendo deciso di fare un giro in macchina con l’intento di trovare qualcuno da uccidere, senza riuscirci». L’arrivo di Luca Varani, chiamato da Prato, ha ridestato la loro comune intenzione di provare l’ebbrezza di uccidere. Si arriva quindi alla descrizione del tremendo omicidio. Ecco le parole esatte di Manuel Foffo: «Poco dopo il suo arrivo abbiamo offerto a Luca un superalcolico nel quale Marco ha versato barbiturici… Luca si è sentito male. Marco lo ha aggredito e gli ha detto che sia io che lui avevamo scelto che lui doveva morire. Ricordo che ho recuperato il martello che abbiamo usato e forse sono stato anche io a trovare i due coltelli… Luca non è mai riuscito a resistere alle nostre violenze… gli abbiamo tagliato le corde vocali, perché gridava… è stato Marco che ha inferto la coltellata al cuore dove ha lasciato il coltello».

Il racconto di Marco Prato è completamente diverso. Secondo Prato, Manuel negava la sua omosessualità, ma aveva accettato di avere rapporti con lui che si era travestito da donna, indossando scarpe con il tacco e una parrucca. La voglia di uccidere sarebbe nata in Foffo all’inizio del loro incontro, ma indirizzata nei confronti del padre. Ha raccontato Prato: «Il momento in cui ha perso il controllo è stato quando, parlando tra di noi, è uscito l’argomento di suo padre: ha detto che voleva ucciderlo». Foffo ha poi confermato questo allucinante particolare: «Io e Marco abbiamo iniziato a parlare di mio padre e questa cosa mi ha fatto “venire il veleno”, avevo una forte rabbia interiore. Non escludo di avere combinato tutto questo per dare una risposta al rapporto con mio padre». Secondo Prato, però, dalle parole Foffo sarebbe passato ai fatti, ossia a uccidere per davvero, durante un rapporto a tre con la vittima. Racconta Prato: «Manuel era come impazzito. Mi ha chiesto di ucciderlo. “Questo stronzo deve morire”, urlava in preda a un insensato odio verso Varani».

Anche la ricerca di una vittima sarebbe nata per assecondare una fantasia di Manuel. Ha detto Prato: «Voleva simulare uno stupro con un prostituto-maschio». Non trovandolo, nel loro giro in auto, i due hanno chiamato Varani, che Prato conosceva in quanto era solito prostituirsi. Prato descrive così il suo ruolo: «Ero infatuato di Manuel e ho cercato di assecondare la sua follia omicida, obbedendo in modo passivo alla sua richiesta di strozzarlo. Ci ho provato a mani nude ma senza riuscirci». Qui il racconto di Prato diventa atroce: «Luca combatteva per rimanere in vita e così Foffo in preda a una furia bestiale ha iniziato a colpirlo con il martello in testa…». Nella sua versione, Prato sarebbe intervenuto “per pietà”: «Ho iniziato a pensare che Luca era ormai in fin di vita e sarebbe stato meglio aiutare Manuel a portare a termine la sua azione omicida per evitare che soffrisse ancora».

Dopo l’omicidio, i due dormono abbracciati, ma al risveglio litigano. Scrive il magistrato: «Foffo voleva ripulire tutto, Prato suicidarsi». In realtà Foffo ha dato una pulita in casa e ha chiesto alla madre al piano sottostante stracci e detersivi. La donna non si è chiesta il perché? Davvero non ha sentito nulla? Stando al racconto di Prato, Foffo quand’è sceso aveva anche i vestiti sporchi di sangue. Sono aspetti che dovranno essere chiariti . Nell’ordinanza di arresto, il giudice riporta anche il referto dei medici che visitarono Prato, dopo il suo presunto tentato suicidio. Allo psichiatra il giovane ha detto di aver assunto calmanti per smorzare gli effetti della cocaina, non per uccidersi, anche se in passato aveva già tentato il suicidio. Per il dottore non era disperato né si sentiva in colpa. Inoltre, il giovane ha raccontato al medico di essere in cura da anni da uno psichiatra per disturbi bipolari e del comportamento, ma di aver sospeso giorni prima la terapia. Insomma, avrebbe cercato di farsi passare per una persona squilibrata, in balìa della sua mente malata. Ha detto infatti: «Mi curo perché ho la tendenza a spingermi oltre i limiti».

LUCA ERA STATO ADOTTATO A 4 ANNI Chi dei due assassini dice la verità? Sono pazzi o solo furbi? L’unica certezza in questo sconvolgente caso è che Luca Varani è morto, lasciando nella disperazione i suoi genitori e la fidanzata Marta Gaia Sebastiani. Luca era nato a Sarajevo ed era stato adottato a 4 anni. Ha detto il papà: «Quei disgraziati hanno ammazzato un bravo ragazzo: Luca non si drogava e non era omosessuale. Mai vorrei che alla fine fosse lui a passare per delinquente».

Care Amiche ed Amici, voglio ringraziarvi per i tanti messaggi che mi avete mandato, esprimendo vicinanza, condivisione per questa tragedia che ha colpito la mia famiglia”. Inizia, così la lettera con cui Ledo Prato, papà di Luca, chiede perdono e pietà per il figlio a suo dire malato. Ecco le sue parole: «La vita riserva molte sorprese, alcune liete, altre no. Entrambe la connotano, la segnano… A volte quel che succede annebbia la speranza… intacca la fiducia nella bontà delle relazioni umane, ti mette a confronto con subdole malattie che sovrastano le persone più deboli, tende a mortificare una vita intera spesa nel difendere e diffondere valori di tolleranza, di rispetto, di amore… In questi lunghi anni a tanti ho cercato di trasmettere speranza, coraggio, fiducia. Qualche volta ci sono riuscito, altre no, come dimostra questa tragedia. Forse pensiamo di poter avere un ruolo decisivo nei rapporti umani e famigliari ma non è sempre così. Qualche volta ci attribuiamo capacità che non abbiamo e l’esempio di una vita condotta ispirandosi ai valori dell’onestà… si scontra con contesti difficili, scelte non condivisibili, disvalori… In questi giorni in cui la stampa ha fatto a brandelli la vita di tre famiglie colpite, ciascuna in modo drammaticamente diverso, si sono letti giudizi sommari, verità parziali, usate espressioni dei tempi più bui… Mi sovviene un brano del Vangelo… Il protagonista è un fico che non dà frutti e, per questo, lo si vuole tagliare. Ma poi si decide diversamente, si zappa intorno, si innaffia e si stabilisce un tempo: se entro tre anni non darà frutti, sarà tagliato. È un atto di saggezza che suggerisce prudenza… perché i tempi della ricerca della verità non sono brevi e la giustizia umana ha limiti profondi”.

Manuel era strano, imbambolato, non riusciva a parlare e io, da astemio, ho pensato fosse ubriaco… Hai bevuto?, gli ho domandato. No papà, ho preso della cocaina, mi ha risposto. Cocaina? Ma ti rendi conto di quanto sei sceso in basso? No papà, sono sceso molto più in basso. Ci ha impiegato altri quattro secondi per finire la frase: abbiamo ammazzato una persona. Ecco, è con queste parole, mentre eravamo in macchina insieme, che mio figlio mi ha detto quello che aveva fatto”. A pronunciare queste parole nel salotto di Bruno Vespa, a “Porta a porta”, è stato Valter Foffo, papà di Manuel Foffo. L’uomo è proprietario di un ristorante e di due agenzie di pratiche automobilistiche era strano, imbambolato, non riusciva a parlare e io, da astemio, ho pensato fosse ubriaco… Hai bevuto?, gli ho domandato. No papà, ho preso della cocaina, mi ha risposto. Cocaina? Ma ti rendi conto di quanto sei sceso in basso? No papà, sono sceso molto più in basso. Ci ha impiegato altri quattro secondi per finire la frase: abbiamo ammazzato una persona. Ecco, è con queste parole, mentre eravamo in macchina insieme, che mio figlio mi ha detto quello che aveva fatto”. A pronunciare queste parole nel salotto di Bruno Vespa, a “Porta a porta”, è stato Valter Foffo, papà di Manuel Foffo. L’uomo è proprietario di un ristorante e di due agenzie di pratiche automobili-

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