Yara Gambirasio, udienza sospesa per rissa verbale : Massino Bossetti dal carcere scrive ai genitori | Newsitaliane.it

Yara Gambirasio, udienza sospesa per rissa verbale : Massino Bossetti dal carcere scrive ai genitori

Uno dei legali ha spiegato di essere in possesso della lettera e che questa sarà consegnata ai genitori solo al termine del dibattimento che è attualmente in corso a Bergamo.

Udienza sospesa per rissa verbale in aula, e rinviata al 15 gennaio del 2016. E’ successo per il caso Yara, ovverosia nel corso del processo a Massimo Bossetti che, unico imputato nell’omicidio, ha intanto scritto dal carcere una lettera ai genitori Fulvio e Maura Gambirasio. La conferma in merito è arrivata da parte di Claudio Salvagni, uno dei suoi avvocati difensori. Il legale ha però spiegato di essere in possesso della lettera e che questa sarà consegnata ai genitori solo al termine del dibattimento che è attualmente in corso a Bergamo.

La rissa verbale in aula è arrivata dopo che tra la difesa e la parte civile c’è stato un duro scambio di vedute dopo che il pm ha messo in dubbio le competenze del consulente degli avvocati dell’imputato. La contestazione sulle competenze della difesa è proseguita con un duro scambio verbale che ha portato al rinvio dell’udienza di sette giorni. Secondo quanto riportato da EcodiBergamo.it, il duro scontro verbale tra l’accusa e la difesa è nato sulla laurea del consulente degli avvocati di Bossetti e sulle due sue specializzazioni, in balistica forense ed in ricostruzione e analisi della scena dei crimine.

Per quel che riguarda la lettera, in accordo con quanto riportato dal Corriere.it, Massimo Bossetti, che si è sempre dichiarato innocente, l’avrebbe scritta tra le mura del carcere di Bergamo nello scorso mese di luglio, prima che iniziasse il processo. Nulla si sa sul contenuto della lettera visto che proprio uno dei suoi legali, Claudio Salvagni, ha dichiarato che ‘nemmeno io conosco il contenuto del testo‘.

Il perito di Bossetti: “Furgoni in video, nessuno associabile a lui” – Durante l’udienza Denti aveva presentato la sua relazione secondo la quale ci sarebbero almeno sette furgoni Iveco Daily “molto simili” a quello in possesso dello stesso Bossetti, che non figurano nell’elenco degli autocarri prodotto dalla motorizzazione e fornito agli inquirenti. La ricerca che ha portato all’individuazione, tra oltre oltre quattromila furgoni dello stesso modello, di 5 mezzi compatibili con quello di Bossetti, sarebbe dunque stata “vana a tutti gli effetti”.

“Non possiamo associare nulla a Massimo Bossetti”, ha sostenuto il consulente della difesa Ezio Denti, che ha effettuato una ricerca personale di furgoni simili e per almeno 7 di loro, tutti della provincia di Bergamo, ha riscontrato forti similitudini che ha cercato di dimostrare mostrando in aula foto comparate di ciascun mezzo con quello di Bossetti.

“Il testimone oculare poco attendibile”
– Denti ha quindi cercato di smontare la testimonianza di Federico Fenili, l’uomo che ha dichiarato di aver visto un furgone svoltare a forte velocità in una via in prossimità della palestra da cui è scomparsa Yara, in un orario compatibile con la sparizione della tredicenne. Su quella strada, ha argomentato il consulente, ci sono due “dossi di grande importanza” ed è “impossibile” viaggiare a forte velocità. E per dimostrare questa tesi, Denti ha fatto proiettare in aula un video girato alle stesse condizioni su un furgone analogo. Per il consulente, inoltre, la distanza da cui Fenili ha osservato la scena, valutata in 71 metri, non avrebbe consentito di valutare l’effettiva velocità del mezzo giudicata eccessiva e perfino pericolosa.

“Potrebbero mancare dei video importanti” – Secondo Denti potrebbero inoltre mancare dei “video importanti” tra quelli a disposizione degli investigatori che sono stati acquisiti dalle telecamere di sorveglianza la sera del 26 novembre 2010, quando Yara Gambirasio sparì. I video possono costituire “importanti elementi di prova”, ha osservato il consulente. Da qui, l’importanza di una corretta “estrapolazione”. Denti ha però affermato di aver riscontrato “anomalie non spiegabili” in alcuni video e che “non risultano essere state applicate le regole per una corretta gestione” dell’acquisizione delle immagini, in modo da poter garantire “riproducibilità e ripetibilità” dei risultati.

All’avvocato della difesa che gli ha chiesto se esistano “linee guida” per una corretta estrapolazione dei filmati dai server delle telecamere di sorveglianza, Denti ha replicato citando il contenuto di un articolo sul sito dei Carabinieri dal titolo: “Le indagini video, approccio tecnico-giuridico”. In particolare, in alcuni file il numero di frame sarebbe minore di altri, e ciò compromette la fluidità dei filmati, “che in alcuni casi restituiscono immagini a scatti”. Un esito dovuto, probabilmente, secondo il consulente della difesa, ad una “errata estrapolazione” dei video, anche “è difficile dire quali sono i motivi”.

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