Smog, Grillo attacca Renzi su blocco auto e inquinamento: ‘Morti di guerra in tempo di pace’ | Newsitaliane.it

Smog, Grillo attacca Renzi su blocco auto e inquinamento: ‘Morti di guerra in tempo di pace’

L''allarme smog attualmente attanaglia regioni come la Lombardia ed il Lazio, da Roma a Milano e passando per Frosinone.

‘Morti di guerra in tempo di pace #68000morti’. E’ questo il titolo di un post, che è stato pubblicato sul sito Internet di Beppe Grillo, con cui partendo dai dati Istat viene criticato aspramente l’operato del Governo italiano riguardo alla tutela della salute dei cittadini prendendo anche spunto dall’allarme smog che attualmente attanaglia regioni come la Lombardia ed il Lazio, da Roma a Milano e passando per Frosinone.

‘Lo smog sta rendendo le città italiane sempre più simili a Pechino’, si legge così nel post in cui si ricorda, tra l’altro, che ‘il governo impugna la lunga falce e con la legge di stabilità taglia altri 15 miliardi di euro alla sanità in 3 anni’, il che significa che ‘per gli italiani non c’è scampo‘.

Sono una sciagura per il Paese, il prezzo della loro spocchia lo stiamo pagando col sangue. Prima se ne vanno e meglio è’, prosegue il post che poi riporta un estratto dell’articolo di Gian Carlo Blangiardo pubblicato sul sito ‘Neodemos‘, che ha per titolo proprio ’68 mila morti in più nel 2015?’, ed in cui si spiega, stando ai dati Istat, che l‘impennata della mortalità in Italia non può trovare come semplice spiegazione quella dell’invecchiamento demografico.

L’impennata della mortalità in Italia nel 2015 rispetto all’anno precedente è infatti anomala, e non a caso nell’articolo si fa presente che ‘per trovare un’analoga impennata della mortalità, con ordini di grandezza comparabili, si deve tornare indietro sino al 1943 e, prima ancora, occorre risalire agli anni tra il 1915 e il 1918‘.

«Litigano per mezzo punto di Pii e fanno decreti lampo di domenica per salvare le banche mentre passeggiano incuranti sui cadaveri di 68.000 italiani che non hanno saputo proteggere. Sono una sciagura per il Paese, il prezzo della loro spocchia lo stiamo pagando col sangue». Se non si fosse capito dal tono, chiparla è Beppe Grillo e questo è l’inizio ufficiale e truculento della campagna elettorale per le comunali. Il leader dei Cinque Stelle attribuisce allo smog (e quindi all’inerzia di Matteo Renzi e dei suoi ministri) tutti i morti in più quantificati dall’Istatnel2015 rispetto all’anno precedente. E il governo s’indigna, ma raccoglie la sfida: il ministro dell’Ambiente, Gian Luca Galletti, ieri ha annunciato il varo di provvedimenti d’emergenza.

Assieme al collega dei Trasporti, Graziano Deirio, Galletti sta lavorando a «un piano per la mobilità sostenibile», contro i mezzi privati e in favore di quelli pubblici. Per mercoledì ha convocato al ministero una riunione con il capo della Protezione Civile, i presidenti di Regione e i sindaci metropolitani, allo scopo di dare «una risposta di sistema». Insomma, a palazzo Chigi è scattato il livello d’allerta massimo, e questo perché Renzi teme che la battaglia dello smog si riveli decisiva per le poltrone di sindaco a Milano, Torino, Bologna, Roma e Napoli. Cioè per la tenuta dell’esecutivo.

Anche se Lorenzo Guerini, braccio destro del premier, assicura che quello delle amministrative «non è un test per il governo e per Renzi», è vero il contrario, e Guerini lo sa benissimo, tanto che chiede a Sei e agli altri partiti alla sinistra del Pd di non presentare candidati propri, perché il prezzo da pagare al frazionismo sarebbe la vittoria degli aspiranti sindaco grillini o del centrodestra. Se il Pd dovesse essere tagliato fiiori da tre o più di quelle cinque giunte, Renzi passerebbe da unico premier possibile ad anatra zoppa, destinata a finire in pentola in tempi brevi.

Il governo che scende sul terreno di Grillo e si prepara a intervenire contro l’uso dei mezzi di trasporto privati è comunque una brutta notizia. Intanto perché su quel campo Grillo è imbattibile. Ieri ha detto che a causa dello smog le città italiane stanno diventando «sempre più simili a Pechino», frase che può andare bene a chi crede nel complotto sulle scie chimiche, ma che alla prova dei numeri si rivela una delle sue solite sparate: nella capitale cinese la concentrazione di polveri sottili con diametro inferiore a un quarto di centesimo di millimetro (le famigerate pm 2,5) supera regolarmente i 300 microgrammi per metro cubo e spesso sfonda quota 500 (il valore limite è 25), mentre a Milano la media del 2015 è 30, la stessa di tre anni fa. Non c’è confronto, insomma Ma soprattutto perché, se al momento è impossibile capire chi vincerà la sfida tra il Pd e i Cinque Stelle, è facile indovinare chi la perderà: gli automobilisti.

Il piano al quale sta lavorando il governo è composto dal solito mix di carota e bastone. La carota è Tammodernamen- to dei mezzi pubblici, da fare in tempi rapidi. Utile anche come spot elettorale perle giunte delle grandi città (incidentalmente tutte di sinistra): l’emergenza smog sarà il nobile pretesto che consentirà al governo di pompare soldi nelle aziende di trasporto locali, specialmente le più disastrate (la romana Atac è in prima fila). «Stiamo lavorando a un progetto di finanziamento di mezzi pubblici ecologici. Dovremmo farcela in pochi mesi», ha spiegato Galletti. Che intanto ha chiesto agli italiani di lasciare a casa l’automobile: con le buone, per ora.

Perché poi c’è il bastone, sul modello di quello che Giuliano Pisapia ha appena usato a Milano: se il popolo si ostina a preferire l’automobile al trasporto pubblico, se non spunta quella «nuova cultura civica» invocata da Galletti, chi amministra il bene comune provvede a con l’opera di rieducazione coatta. Così, assieme all’ammodernamento di autobus e tram, se non prima, arriveranno i provvedimenti per dissuaderci dall’uso delle quattro mote. Ci sono i divieti dei sindaci, ma ci so – no anche i disincentivi fiscali, magari mascherati da balzelli ecologici, come va di moda adesso (del resto i nuovi autobus qualcuno li dovrà pagare) e in simili esercizi ministri e parlamentari non temono confronti.

Strategia sulla quale si potrebbe anche discutere, se non fosse che gli automobilisti italiani sono già i più tassati tra quelli dei maggiori Paesi europei. Tra imposta provinciale di trascrizione, Iva sull’acquisto della vettura, carico fiscale su carburanti, lubrificanti, pedaggi e assicurazioni, l’erario ogni anno sfila dalle tasche di chi guida oltre 70 miliardi, cioè una quota pari al 4,5% del Pii, contro una media europea del 3,4 (dati Anfia). Spremere gli automobilisti così per poi costringerli a lasciare le macchine in garage è la beffa che segue il danno, ma col ricatto della salute e per dare una risposta facile agli allarmismi di Grillo riusciranno a fare anche questo.

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