Italian Digital Day a Venaria-Torino, Renzi: ‘evasione fiscali azzerata’ | Newsitaliane.it

Italian Digital Day a Venaria-Torino, Renzi: ‘evasione fiscali azzerata’

A Venaria, in Provincia di Torino, è intervenuto il Presidente del Consiglio Matteo Renzi durante l’Italian digital day. Nel suo discorso ha toccato diversi temi tra cui quello del terrorismo nel far presente che ‘il terrorista se non riesce a ucciderti, ti vuole far vivere nel terrore’. ‘Noi dobbiamo essere capaci di dare una risposta’, ha aggiunto il Premier, ‘ma nello stesso tempo riuscire a mantenerci social, cioè umani e di esprimere i nostri valori più profondi‘.

L’Italian Digital Day è stato anche un evento utile ed a tema, per la Presidenza del Consiglio, per presentare la nuova versione del sito Internet del Governo. In particolare è stata Roberta Maggio, già responsabile nuovi media del Pd, a spiegare che ‘abbiamo puntato sulla semplificazione nell’organizzazione dei contenuti, lavorato sulla navigazione e sui diversi dispositivi, dato maggiore visibilità ai contenuti multimediali e più spazio alla possibilità di condivisione sui social network’. Ed in effetti andando su Governo.it il sito rispetto al precedente è stato completamente rivisto nella grafica, nel posizionamento dei contenuti ma anche nei colori ora decisamente più vivaci.

Tornando al discorso del Presidente del Consiglio, Matteo Renzi ha sottolineato che ‘il digitale è la più grande occasione che ha l’Italia per essere se stessa‘, e che per questo ‘dobbiamo evitare che il digital sia soltanto un divertissement, una cosa per addetti ai lavori, per secchioni’. Secondo il Premier, infatti, il concetto di riforma digitale deve fare rima con ‘un Paese più semplice e più giusto‘ rispetto invece ad un’Italia che in questi anni è stata complicata ‘persino nel pagare i debiti delle pubbliche amministrazioni’.

“Con la dichiarazione dei redditi pre compilati abbiamo scoperto 224mila concittadini che non hanno pagato le tasse – dice Renzi – Con un click gli manderemo una mail, per ora una lettera, e gli diremo. “Caro concittadino, non hai pagato, fa tanto per il disturbo. Così è un Paese più semplice e più giusto. È così l’evasione sarà a zero”. Poi il premier ha fatto un punto sui sui mesi di governo: “In questi 21 mesi di governo abbiamo lavorato tantissimo su partite fondamentali. Poi qualcuno può dire ‘avete fatto bene’, ‘avete fatto male’ ma abbiamo affrontato sfide cruciali”.

Se il Colosseo chiude per un’assemblea sindacale, la cultura è “ostaggio di quei sindacalisti che sono contro l’Italia”. Se succede a Pompei è uno “scandalo”. Se invece un monumento – patrimonio dell’Unesco – chiude per un’iniziativa ristretta a cui partecipa il premier Matteo Renzi, allora va tutto bene. Alla faccia dei turisti che, ignari, ieri erano giunti alle porte di Torino per visitare la Reggia di Venaria, residenza dei Savoia capace di attirare quasi 600mila visitatori paganti all’anno, al settimo posto tra i monumenti più visitati in Italia. “La Reggia di Venaria è un simbolo del Paese, meravigliosa”, ha detto il presidente del Consiglio ieri in occasione dell’Italian Digital Day, una giornata per il rilancio della cultura digitale e dell’innovazione.

Peccato che ieri i saloni, i corridoi, le stanze e i giardini della reggia potessero essere ammirati solo da lui insieme a tanti fedelissimi (lo scrittore Alessandro Baricco, il dg della Rai Alberto Campo Dall’Orto, il ministro Marianna Madia e il giornalista esperto di innovazione Riccardo Luna), insieme ai potenti locali (il sindaco di Torino Piero Fassino, il presidente della Regione Sergio Chiamparino, la presidente dell’Enit Evelina Christillin, il direttore della Reggia Mario Turetta). In mezzo a loro c’era anche il primo sindaco grillino del Piemonte, Roberto Falcone, eletto alla guida di Venaria Reale nel giugno scorso. Spiega: “La Reggia è stata chiusa per ragioni di sicurezza su disposizione della prefettura – spiega Falcone -. Sarebbe impossibile gestire in contemporanea l’evento e l’afflusso di visitatori”. Già. E viene da chiedersi: perché non tenere l’incontro altrove?

LA CERTEZZA e che la Reggia venne chiusa anche il 23 e il 24  settembre 2014, quando vi si tenne il vertice dei ministri della cultura dell’Unione europea. Ma è stata serrata anche per ragioni mondane. Lo scorso sabato 3 ottobre la chiusura era stata anticipata di tre ore per preparare gli spazi alla “Nuit Royale”, festa in abiti settecenteschi con ingresso dai 40 ai 110 euro. In quell’occasione il consorzio pubblico-privato che lo gestisce (composto da Mibac, dalla Regione Piemonte e dalla fondazione bancaria Compagnia di San Paolo) l’aveva deciso per ragioni economiche: la festa avrebbe reso più soldi di quanti se ne incassano nelle ultime ore di apertura del sabato. Il pubblico sacrificato al guadagno, filosofia della gestione pubblico-privata dei beni culturali accettata dal governo. Nonostante fossero passate due settimane dalle polemiche sulla chiusura di tre ore del Colosseo per un’assemblea sindacale, quando il ministro dei beni culturali Dario Franceschini parlò di “misura colma” e Renzi di “cultura ostaggio di quei sindacalisti contro l’Italia”, nessuno di loro disse nulla sul danno arrecato ai turisti rimasti fuori o costretti a uscire in anticipo.

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